L'accusa di Vescovini: «Clini investiva in Cina invece di aiutare il Fvg»

In Cina per Expo 2011 assieme all'ex ministro Corrado Clini e alla sua compagna Martina Hauser per visitare le installazioni del ministero dell'Ambiente realizzate in Tibet e di cui ha parlato la trasmisisone televisiva Report. Ma anche diversi viaggi, sempre con l'ex ministro e compagna in Montenegro dove si stavano realizzando un paio di progetti pure del ministero dell'Ambiente. Insomma, i rapporti tra Clini, la Hauser e Pietro Lucchese titolare della Rem di Udine erano molto stretti. Al punto che più volte la Hauser telefonava all'agenzia di stampa udinese rivolgendosi anche con piglio autoritario e arrivando anche al punto, almeno in una circostanza, di non avere lesinato offese alle impiegate. di Domenico Pecile wUDINE La Sbe di Monfalcone di Alessandro Vescovini è una delle circa 200 aziende italiane che ha sottoscritto l'accordo con il ministero dell'Ambiente per l'impronta ambientale. Un accordo, ci tiene a precisare, nato per caso quando si era recato a Roma per un incontro con l'ex ministro Corrado Clini sul rigassificatore di Monfalcone. L'accordo volontario gli fu prospettato alla luce del fatto che aveva già investito diversi milioni di euro (anche nel fotovoltaico) nella sua azienda. Era stato lo stesso Clini a proporgli la possibilità di migliorare ulteriormente l'abbattimento del carbon foot print grazie all'accordo. «Questo accordo - spiega - a differenza di quelli sottoscritti da importanti gruppi quali Lamborghini, Illy e altre eccellenze italiane, non prevedeva per Sbe alcun accesso a finanziamenti pubblici per via dell'esaurimento dei fondi. Era però un'opportunità per valorizzare ulteriormente il nostro impegno sul fronte ambientale». Una pausa, poi Vescovini riprende: «Credo invece che il progetto di finanziamento per la riduzione del Co2 all'estero sia una boiata incredibile. Si tratta di progetti senza senso. Con i contributi pubblici si incappa spesso in cose poco chiare, soprattutto all'estero. Io non dò giudizi sulla parte giudiziaria, anche perché c'è la presunzione di innocenza. Ma se mi si chiede se ha senso andare al'estero per queste cose dico immediatamente di no. All'estero, in questo caso, sono finiti circa 300 milioni a fronte dei 6,5 milioni destinati all'Italia. Ed è per questo che uno come me non ha potuto beneficiare di alcunchè. Insomma, in questa vicenda potrei essere parte lesa e non un affarista». «Va però sottolineato - insiste - che quello che hanno fatto per la diminuzione dell'impronta di carbonio, all'estero è prassi diffusa e consolidata. Nella mia azienda abbiamo sempre investito in questo settore molto prima dell'accordo perché ritengo che una politica ambientale abbia un ritorno economico importante». ©RIPRODUZIONE RISERVATA