Pordenone celebra Luigi Zuccheri e le sue "creature"

di ISABELLA REALE Non solo la pittura, la scultura e la poesia, ma anche l'arte del dono, sono evidentemente di casa nella famiglia di Luigi Zuccheri, nato a Gemona nel 1904, ma originario di San Vito al Tagliamento e scomparso a Venezia nel 1974, raffinato cantore di un paesaggio ispirato dalla Bassa friulana e dalla laguna, brulicante di creature animali e vegetali veri protagonisti di una pittura sospesa tra il culto degli antichi maestri e una modernità pervasa da enigmi metafisici e da una visione poetica dell'esistenza. Affermatosi lungo gli anni Cinquanta a livello nazionale, condivise con il cognato Giacomo Noventa la passione per la letteratura, e anche, con il trattato "Del piturar a tempera", composto da sei ricette in versi edite sotto l'insegna del pesce d'oro nel 1966, per il dialetto veneziano, accompagnando spesso con le sue opere l'illustrazione di testi letterari, a partire dal "Bestiario di Luigi Zuccheri" edito da De Luca nel 1959 e commentato da Luigi Mezio, a "L'Arte dell'andar per uccelli con il vischio" di Amedeo Giacomini. Artista colto, con una predilezione per i diari di Casanova stando ai ricordi di famiglia, Zuccheri si appassionò anche, nei primi anni del dopoguerra, alla lettura del Cantico delle Creature e delle Lettere di Santa Caterina, derivandone due cicli a tempera su antiche pergamene, che ne illustrano nei modi del miniaturista e con una interpretazione originale alcuni spunti di carattere religioso nella rappresentazione di un mondo dove ogni creatura porta con sé simbolicamente il messaggio divino cantando le lodi al Signore, dal riccio che con i suoi aculei si difende dalle insidie del mondo, al coniglio mite e prolifico come la predicazione di San Francesco. Si tratta di tematiche congeniali alla maturità espressiva dell'artista e alla sua vena narrativa che si rifà oltre che ai modi del barocco, al genere della natura silente in linea con le riletture museali di Giorgio de Chirico e con il suo gusto per la bella materia, anche all'esempio degli ex-voto popolari, elaborando una pittura raffinata, ma capace di parlare a tutti, di una sensibilità modernissima nel rovesciamento degli schemi che, abolita la presenza umana, o relegata a sfondo lillipuziano, mette in scena la vita silenziosa di fiori, frutta, pesci e uccelli, animali di campagna e di mare, in posa per l'artista nel loro ambiente, a testimoniare una ritrovata armonia con la natura grazie all'esercizio dell'arte. E che Zuccheri amasse circondarsi di animali ce lo confermano le tante fotografie dove appare felice tra papere, asinelli, barboncini e gatti, rapaci e tartarughe, i modelli prediletti che popolavano i suoi studi in campagna, a San Vito, ma anche a Venezia, nel palazzo in Campo Santa Maria Formosa, componendo un vero album di famiglia che, insieme a un'ampia documentazione sulla sua attività artistica, con centinaia di lettere che attestano la frequentazioni degli ambienti artistici veneziani, milanesi e romani, l'amicizia fraterna con Vanni Scheiwiller, de Chirico, Pallucchini, Cardazzo, oggi si conserva per volontà dei figli dell'artista, Paolo, Cecilia e Pierantonio, quest'ultimo degno continuatore nell'arte del vetro della poetica paterna, nel Museo d'Arte di Pordenone in virtú di una donazione risalente al 1982. All'archivio di Luigi Zuccheri, arricchito anche da una scelta selezione di dipinti e disegni, dono dei tre figli, oggi, grazie alla recente donazione del figlio primogenito Paolo, continuatore invece dell'arte della poesia con lo pseudonimo di Paolo Venchiaredo, si aggiungono proprio le sedici tempere dedicate a San Francesco e a Santa Caterina, in mostra nelle sale del palazzo Ricchieri fino al 17 agosto. ©RIPRODUZIONE RISERVATA