«Non intendevo ucciderla». Ma resta in cella

«Non era mia intenzione ucciderla. Stavamo litigando e l'ho spinta contro il parapetto, ma senza infierire oltre su di lei». Sono le uniche parole che G.D., l'uomo di 42 anni di nazionalità belga arrestato lunedì sera con l'accusa di tentato omicidio nei confronti della compagna, ha ritenuto di pronunciare davanti al giudice, nell'udienza di convalida celebrata ieri nel carcere di via Spalato in cui si trova rinchiuso. Di più, rispetto alla tragedia sfiorata sul cavalcavia Simonetti, per ora non ha voluto aggiungere, preferendo avvalersi della facoltà. Pressocchè scontata la decisione del gip del tribunale di Udine, Daniele Faleschini Barnaba, che, accogliendo anche l'istanza del pm Marco Panzeri, lo ha lasciato in cella, applicando la misura della custodia cautelare in carcere. Il difensore, avvocato Federico Carnelutti, aveva chiesto la misura meno afflittiva dell'obbligo di dimora a Bologna, dove l'uomo ha dichiarato di lavorare come dj e dove spesso abita, per lo più ospite a casa di amici. Riservandosi di esaminare i gravi indizi di colpevolezza contestati dalla Procura, al fine di valutare in particolare l'idoneità della condotta a configurare il reato ipotizzato, il legale non ha escluso la strada del Riesame. Quanto alla posizione giudiziaria del proprio assistito, l'avvocato Carnelutti ha tenuto a precisare che, al momento dell'arresto, si trovava legittimamente nel comune di Udine, essendo già venuto meno il foglio di via che gli era stato precedentemente notificato. L'episodio risale alle 18.30 di lunedì e a evitare il peggio è stato il transito, proprio in quel momento, di un automobilista che, notando quanto stava avvenendo sul cavalcavia che collega via Cividale a via Planis, ha inchiodato il veicolo. Questo è bastato a distrarre l'uomo e consentire alla donna, che ha 44 anni ed è di Udine, di sottrarsi alla sua presa. Tutto era cominciato da una lite, forse dovuta alla gelosia di lui, padre del bambino nato dalla loro burrascosa relazione. I toni della discussione erano saliti proprio mentre percorrevano il cavalcavia. Stando al racconto della donna, il compagno avrebbe cominciato a spingerla oltre il parapetto del manufatto e lei avrebbe cercato di difendersi, aggrappandosi al muretto di cemento. Decisiva la testimonianza dell'automobilista, che ha riferito di avere visto lei con le gambe già fuori, a 9,5 metri di salto nel vuoto, e lui nell'atto di spingerla giù. (l.d.f.) ©RIPRODUZIONE RISERVATA