L'imperativo 2014 è cogliere i segnali della fragile bellezza

di Gian Paolo Polesini Ventitré Mittelfest. A metterli uno accanto all'altro vien fuori l'umore dell'Europa di un ventennio. Nel 1991 il fracasso dei crolli ampliava gli sguardi, respiravi il frizzante di una rivoluzione benefica, pareva la svolta, e lo fu, peraltro. Alle alternanze storiche l'uomo ci si deve abituare, anche se al peggio è dura convertirsi. La cultura, seppure sfiancata dalla politica, fa il suo corso dannandosi l'anima per affacciarsi su un palcoscenico qualunque. L'aspetto confortante è che, in qualche modo, ce la fa sempre. E ben corrisponde al tempo instabile l'insegna Segnali, cartografia della bellezza fragile e inquieta che il festival mitteleuropeo 2014 ha issato sul pennone. Li stiamo aspettando, meglio se concreti e di sostanza; di quelli leggeri non ce ne facciamo un granché. Non siamo privi di difficoltà, adesso, e ci fa un pensiero il presidente Federico Rossi stringendo il focus su «un territorio ricco di associazioni di qualità, magari gestite da volontari, che non devono essere dimenticate». Rossi amplia la gittata sul vecchio continente «strozzato dalle banche e dalle lobby, atti scellerati che di fatto impediscono la crescita di vitalità artistiche fondamentali. La nostra continua sfida, e quella di quest'anno aggiunge nuove utili stimolazioni, è intercettare eccellenze straniere e rilanciare le nostre specialità a chilometri zero». Ecco il punto. Sul nuovo disegno di legge di riordino del settore culturale ci ha ragionato con pochi tratti nitidi il presidente della commissione cultura del consiglio regionale Vincenzo Martines. «Proprio per non trascurare realtà coinvolte e finanziate gli anni scorsi, in accordo con l'assessore Torrenti, ho organizzato delle audizioni affinché emergano logica e trasparenza, nonché suggerimenti per completare al meglio una situazione che sta creando non poca preoccupazione». Altre voci salgono nella presentazione cividalese di un cartellone multitasking (venti appuntamenti musicali, tredici teatrali, nove di danza, tre di cinema più il teatro di figura): il sindaco Balloch insiste sul «mai banale tragitto mittelfestiano, capace anno dopo anno di cogliere i sentimenti del presente». Regione certo, da sempre al fianco del Mittelfest, ma senza altri fedeli sarebbe dura. E la Fondazione Crup, ieri rappresentata dal consigliere d'amministrazione Marco Maria Tosolini, non lascia soli i costruttori di sogni nemmeno quest'anno, «per la fiducia che riponiamo in questa rassegna, un laboratorio dinamico d'idee di grande comunicazione».Otto percorsi, come hanno dettagliatamente spiegato in conferenza stampa - scivolata infine nelle raffinatezze dello chef Emanuele Scarello - il direttore Franco Calabretto e la consulente per la prosa Rita Maffei, (l'approfondimento nell'articolo di spalla in pagina). L'abbrivio ufficiale sarà per sabato 19, alle 17, nella chiesa di San Francesco con il rito propiziatorio alleggerito dal Quartetto d'ottoni del conservatorio Tomadini. Segnali a Sud-Est spalancherà la porta sulla via internazionale, Segnali per la bellezza curioserà nella gestualità contemporanea della danza, Segnali di memoria contempleranno il ricordo, fil-rouge del primo atto festivaliero, Segnali d'oggi, be', non serve il sottotitolo, e Segnali di cinema, idem. Con l'aggiunta preziosa di Mittel-figura, Mittel-Museo e Innovatori-Conservatori Avremo modi e tempi per srotolare assieme il cartellone, piuttosto ricco in verità. Giusto così ci concediamo dei morsi alla rinfusa. Il debutto in scena di Stefano Bollani, peraltro già annunciato, ci pare valga una visita. Altro pianista in combutta con un poeta, stavolta. Glauco Venier e Pierluigi Cappello uniti da un suite musicale ispirata al romanzo Questa libertà. Rivedremo Luca Ronconi e Gabriele Vacis, sempre un gran piacere e ascolteremo i nostri amici friulani Collavino, Somaglino, Fagiolo. Più tutto il resto. ©RIPRODUZIONE RISERVATA