Se un giornalista politico intervista un'attrice di soap

di Mario Brandolin wTAVAGNACCO È un omaggio a Theo Van Gogh e al suo sguardo, prezioso e innamorato, sulla fermminilità, L'intervista che Graziano Piazza, anche regista, e Viola Graziosi, portano questa sera al Teatro Bon di Colugna. Uno spettacolo tratto dall'omonimo film del regista olandese assassinato brutalmente nel 2004 da un fondamentalista islamico per il film Submission, forte atto d'accusa contro le violenze subite da donne di famiglie musulmane. «È sicuramente un omaggio a questo grande cineasta e al suo impegno – ci dice Viola Graziosi – anche se la donna che lui racconta ne L'intervista non è vittima di pregiudizi. È invece una donna leggera, libera, liquida, che si scontra con un maschio a sua volta rigido, freddo». L'intervista del titolo è quella che un giornalista politico deve fare a un'attrice di soap opera. Controvoglia, sicché l'incontro – come spiega la Graziosi – «finirà col trasformarsi in uno scontro violento e spietato. In cui i ruoli si ribaltano e non si capisce più chi dice la verità o finge». Una sorta di gioco pirandelliano? azzardiamo. «In un certo senso sì – ancora la Graziosi –, perché in fondo si tratta di due attori che recitano e che costantemente sparigliano le carte e non si sa mai dov'è la verità, se è quella dell'attore che recita o se è quella del personaggio, togliendo o indossando maschere. In uno spiazzamente molto teatrale per noi, che lo facciamo, e anche per il pubblico». «Tutta l'opera di confronto, scontro e seduzione di Pierre e Katya – precisa Piazza – si muove sui binari di un sottile meccanismo psicologico, volto a compromettere e a sopraffare completamente l'oggetto dell'intervista o l'intervistatore. Si porta in scena l'eterno gioco dell'apparire e dell'essere. La verità è qualcosa che continua a sfuggire, qualcosa che può svelarsi per rivelarsi subito dopo come ennesima falsa verità». Soli in scena, due sgabelli a evocare un ring neanche tanto metaforico, Piazza e Graziosi, con questo spettacolo «che sta tutto in una Seicento», visto che se lo portano appresso con l'utilitaria con cui viaggiano, vuole però anche essere un omaggio al teatro italiano, oggi, in tempo di vacche magrissime, di impossibilità di grandi allestimenti e che alla fine deve affidarsi alla materia prima, gli attori e i testi. In questo senso L'intervista, copione e spettacolo, ne è esempio assai probante. «Perché – ancora Piazza – si tratta di un testo che si basa quasi unicamente sulla parola in uno stretto rapporto a due... Parole potenti che sono l'unico modo di agire dei protagonisti» e per il quale, chiosiamo, sono assolutamente indispensabili attori che conoscano il loro mestiere, che si mettano completamente al servizio della parola. E oggi in un tempo dominato dall'immagine e dalle immagini, è davvero una sfida non da poco. ©RIPRODUZIONE RISERVATA