Federmeccanica, tagli in arrivo

ROMA Ci sono i primi timidi segnali di ripresa per l'industria metalmeccanica, ma il settore è ancora molto lontano dai livelli pre-crisi e, quindi, per gli imprenditori del settore inevitabili saranno nei prossimi sei mesi nuovi tagli di posti di lavoro. Perché, come ha spiegato il vicepresidente di Federmeccanica, Roberto Maglione, presentando l'indagine congiunturale, «per riassorbire tutti i lavoratori in Cig ci vorrebbe un altro boom economico, con una crescita a doppia cifra». I dati illustrati ieri dall'associazione degli industriali metalmeccanici evidenziano un aumento della produzione dello 0,7% nel secondo trimestre rispetto al primo (-2,9% sull'anno): si tratta di «segnali positivi che, tuttavia, appaiono ancora insufficienti a certificare un'inversione del trend economico». A dimostrazione della fragilità della ripresa, c'è infatti lo scivolone di luglio, quando i volumi sono precipitati del 2,5% rispetto a giugno. Malgrado ciò, ci sono elementi che lasciano ben sperare: tra questi, l'aumento del grado di sfruttamento degli impianti, il miglioramento del portafoglio ordini (le aziende hanno lavoro per almeno 5 mesi, contro i 3,8 del 2012) e le previsioni sull'evoluzione a breve, che sono «moderatamente positive». Certo, ha ribadito Maglione, si tratta di segnali «ancora tenui, non sufficienti a certificare un'inversione di tendenza, ma non siamo in contraddizione con chi dice che il peggio è passato». L'uscita dal tunnel, insomma, è ancora lontana ma non irraggiungibile, anche se, almeno per il momento, non ci saranno effetti positivi sul fronte occupazionale, anzi. Il settore, è stato ricordato, sconta un crollo della produzione del 31% rispetto al 2008, mentre l'occupazione «è diminuita di meno della metà»: per questo un «ridimensionamento dei livelli occupazionali», sulla cui entità non vengono però fornite stime, per le aziende metalmeccaniche è prevedibile. «L'eccesso di occupazione rispetto ai volumi prodotti unito alla debole evoluzione dell'attività produttiva inducono le imprese metalmeccaniche a prevedere per i prossimi sei mesi un ridimensionamento dei livelli occupazionali». Insomma, «le prospettive occupazionali a sei mesi si confermano negative»: il 72% delle imprese intervistate dichiara di mantenere invariata la propria forza lavoro, il 7% prevede di incrementare gli organici mentre il 21% prevede un ridimensionamento.