Autonomia e Province nell'agenda di Tondo

di Anna Buttazzoni wUDINE Maglione beige, squaderna il programma verificando che non manchi nulla, parla con i collaboratori più stretti. Il piglio è contagioso, lo sguardo a tratti assorto. È il Renzo Tondo in versione campagna elettorale. Quello che non prende in considerazione l'ipotesi di perdere. Che racconta le cose fatte e quelle da fare. Che può accettare una battuta, ma poi è meglio se si torna a parlare del "bene" per il Fvg. E per Tondo il "bene" per il Fvg sarà ottenere autonomia tributaria, nuove competenze e quindi più lavoro. Ieri, circondato dai rappresentanti dei partiti che lo sostengono (Pdl, Lega, Udc, Pensionati, La Destra e Autonomia responsabile), il governatore uscente ha tratteggiato il piano che vuole attuare per il Fvg. Ma ha anche riassunto quanto già fatto, traguardi che, a suo dire, valgono la riconferma. Manca un mese alle elezioni del 21 e 22 aprile e Tondo ha deciso su cosa puntare. Autonomia tributaria Il presidente Fvg sintetizza il programma con uno slogan, "Buona autonomia per una buona economia". Il nostro programma – dice Tondo – si basa sulla consapevolezza che negli ultimi cinque anni abbiamo svolto un ruolo di freno alla crisi e che il tentativo è ben riuscito. Abbiamo portato avanti la legislatura delle infrastrutture, un'attività virtuosa sulla riduzione della spesa pubblica e confermati gli ammortizzatori sociali, necessari per il lavoro ma anche alla coesione. Ora Tondo vuole una nuova Specialità, ridefinendo i rapporti con il governo. Meritiamo più autonomia perché siamo più credibili e – afferma il governatore uscente – vogliamo più autonomia per produrre ricchezza. Lavoreremo quindi per trattenere in loco i tributi necessari e permettere alle aziende di lavorare, ma anche per avere nuove competenze nei settori dell'Ambiente, dei beni culturali, della scuola e dell'agricoltura. Taglio a tutti gli stipendi Durante tutta la campagna elettorale – e così anche ieri – Tondo ricorderà la riduzione dei consiglieri regionali, provvedimento sul quale si è impuntato, ma anche la riduzione del 10% dello stipendio dei dirigenti regionali e il calo degli assessori, da 10 a otto. Basta? Non può bastare a nessuna forza politica, viste anche le inchieste sui rimborsi "disinvolti" ai consiglieri regionali. E se Tondo ha già congelato i fondi ai gruppi, fino a quando la magistratura non farà chiarezza, ora promette di più. Pintiamo alla riduzione del 20% delle indennità di presidente, consiglieri regionali e assessori e all'eliminazione dei rimborsi forfettari, assicura il governatore uscente. 5 anni per superare le Province Non c'è ancora una posizione definita e definitiva all'interno della coalizione, Tondo lo dice con chiarezza. Ma con altrettante schiettezza spiega ciò che vuole. Penso alla riorganizzazione del territorio e penso che debba partire dal basso e in questo quadro – aggiunge Tondo – è mia intenzione superare le Province nel corso della prossima legislatura, ma senza alcun commissario. Il friulano a scuola Al fianco del governatore c'è l'assessore uscente dell'Udc – lasciato fuori dalle regionali – Roberto Molinaro. A lui viene chiesto cosa si farà per la marilenghe. Sullo sfondo rimangono le parole di Tondo, critiche verso la legge di tutela del friulano, durante una trasmissione radiofonica. Abbiamo portato la marilenghe nelle scuole – ripete Molinaro – e su quella strada proseguiremo. Tondo però aggiunge: Se si tratta di una battuta ci sto, altrimenti non vi seguo. Ho già chiesto scusa – ripete il governatore – per aver fatto una battuta sgarbata in un contesto però simile a quello della trasmissione radiofonica "La zanzara". Basta. Molinaro già assessore? L'esponete di giunta è la testimonianza per l'Udc che si è lavorato bene con Tondo nell'ultimo quinquennio. Ma vederlo al fianco di Tondo, lui che non è stato messo in lista per il limite superato dei mandati già fatti, crea qualche presentimento. L'obiettivo è che venga apprezzato il nostro lavoro, stoppa l'immaginazione Molinaro. Fuori dal patto di stabilità Così com'è il Patto si stabilità fa male al Paese, dice Tondo. Che quindi auspica in un allentamento dei vincoli di spesa, ma non solo. Le Regioni virtuose – aggiunge il governatore – devono avere la possibilità di fuoriuscita dal Patto. Un Macroregione più ampia Non è solo il progetto leghista tra Piemonte, Lombardia, Fvg e Veneto, per Tondo la Macroregione del Nord è di più. Va allargata – sostiene il presidente Fvg – anche alla Liguria e all'Emilia Romagna, soprattutto per avere maggiore massa critica nei confronti di Roma. Non è un progetto di divisione del Paese, ma un piano per rafforzare le sinergie. Il Fvg non ascolti le sirene Il richiamo va all'onda a cinque stelle. Il Fvg non cercherà avventure e non prenderemo a esempio la situazione nazionale perché non faremmo il bene del Fvg. La regione – aggiunge Tondo – ha bisogno di concretezza e noi abbiamo già dimostrato la nostra credibilità. Resterà in Consiglio Non corre per perdere, è ovvio. Ma è un'ipotesi e se si dovesse verificare Tondo assicura che resterebbe in Regione. Ma obietta un "ma". Rimango comunque qui – chiude il governatore uscente –, ma ci rimarrò da presidente. annabuttazzoni ©RIPRODUZIONE RISERVATA LEGGI E COMMENTA SUL SITO www.messaggeroveneto.it