Cappella Mantica, riaffiorano i segreti

La struttura della Cappella Mantica va retrodata di un secolo. Colori e luce dell'arte sacra, ieri sera in mostra nel duomo di San Marco a Pordenone, con sorpresa. Il luogo del cuore e della fede ha un cuore risalente a 100 anni in più di quanto si credeva. La notizia è arrivata in coda al restauro degli affreschi cinquecenteschi, del Calderari. Lancette indietro fino al Quattrocento per trovare nelle pagine della storia il primo restyling, deciso sei secoli fa. E' stato Giancarlo Magri l'artista che ha fatto rinascere capolavori nelle chiese friulane lavorando insieme ai figli Giovanni e Alberto. Magri non ha dubbi, dopo sette mesi vissuti sulle impalcature per ridare pigmenti all'opera: La cappella deve essere stata preesistente – ha detto facendola risalire al Quattrocento e riferendosi all'ingresso esterno, poi murato -. Era dedicata ai santi Sebastiano e Luca, poi i nobili Mantica hanno deciso di sopraelevarla di un metro e mezzo, dopo un secolo. La dedica è cambiata e anche il copione sacro: la vita della Vergine ha sostituito i santi, con la volta centrale che proietta al cielo, in verticale, lo spazio. L'apertura è stata trasferita all'interno del tempio e il portale rinascimentale – ha concluso Magri – è stato l'aggiunta. Luce e colori riscoperti, al termine del lavoro di restauro (Albano Poli ha rimesso a nuovo le vetrate della navata) che la serata-evento in duomo ha celebrato alla presenza del vescovo, monsignor Giuseppe Pellegrini, del vescovo emerito Ovidio Poletto, del parroco del duomo Otello Quaia con don Simone Toffolon, del sindaco Claudio Pedrotti, di assessori comunali e vertici della Crup. Gli affreschi avevano bisogno di un intervento – ha proseguito Magri riferensoi al restauro conservativo a costo zero per la chiesa -. La cappella è stata eretta per volontà di Aloisa Mantica, figlia di Gio Daniele e moglie in seconde nozze di Alessandro dei Signori di Spilimbergo. E' stata interamente affrescata nel 1554-1555 da Gio Maria Zaffoni detto il Calderari, allievo del Pordenone. Scene sacre che anticipano l'arte "alla maniera" della vita della Vergine, con Anna Gioacchino e Cristo. Pare che i medaglioni dipinti nello zoccolo alto della cappella siano l'anticipazione del successivo dogma dell'Immacolata. Teologi e storici sono pronti alla sfida sul "lifting", effettuato con la tecnica della puntinatura. Altra sorpresa: sono riemersi scorci paesaggistici di Pordenone, come il ponte di Adamo ed Eva. L'umidità e gli sbalzi termici del riscaldamento hanno provocato sulla superficie la forma di condensa, mista a depositi di particellato contaminato – era stata la "diagnosi" di Magri, che il primo ritocco l'aveva effettuato nel 1976 - sugli apparati pittorici". Il restauro, con le direttive della Soprintendenza, per il miglior ciclo del Calderari e per il sarcofago antico in pietra, è avvenuto l'estate scorsa ed è proseguito fino a dicembre. Ieri sera, per celebrarlo, c'è stato il concerto "Gloria in excelsis Deo" intonato dal coro polifonico di Maniagolibero con la corale Piccolboni di Meduno, quella di San Marco, l'orchestra Collegium Musicum Naonis e una cascata di applausi finale in un duomo davvero gremito Chiara Benotti ©RIPRODUZIONE RISERVATA