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teatro La politica e la cultura nDiverse persone, spesso politici, hanno scritto critiche sul teatro Giovanni da Udine, più precisamente sul suo direttore artistico per la prosa Cesare Lievi, tutto questo ha dimostrato ancora una volta che la cultura deve assoggettarsi alla politica. Ai politicanti non interessa cosa fa un direttore artistico, interessa soltanto, in questo caso cambiarlo, perché è stato posto a quella direzione da politici di altro colore. Quindi guerra. Io non sono qui a difendere Lievi che non ha bisogno di me per difendere il suo operato, ma ho stima in lui, perché quando era appena arrivato alla direzione e sono andato parlargli della mia battaglia per un teatro friulano, ha recepito subito la mia idea e mi ha, anzi, spronato su questa mia linea, dicendomi che il teatro è un veicolo importante per la valorizzazione della lingua. Dunque con lui abbiamo potuto avere nel cartellone della stagione teatrale, un teatro in lingua friulana, assieme all'appoggio di politici (di altro colore da quelli che lo hanno voluto alla direzione, questo potrebbe dimostrare che a lui non è interessato affatto da che colore politico era venuta la richiesta teatrale). Ma per poterlo mandarlo a casa, c'è la scusa che sono calati gli abbonamenti della prosa, come del resto sono diminuiti in tutti i teatri italiani. E' chiaro che con la crisi, che ha colpito in particolare le famiglie medie, i primi tagli sono fatti alle spese non necessarie, fra queste gli abbonamenti a teatro. I detrattori del direttore non partono dalla crisi, che potrebbe causare la riduzione degli abbonamenti, ma dall'inefficacia, secondo loro, del direttore nello scegliere gli spettacoli non adatti al pubblico del nostro teatro. Questa loro strategia, è dovuta a mio avviso solo al fatto che loro avrebbero già un loro pupillo locale da mettere al suo posto: la stessa tecnica usata circa 30 anni fa per un episodio analogo, in quanto alcuni esponenti della classe politica di oggi, sono gli stessi di allora. Dalla prima repubblica a oggi, alcuni personaggi sono ancora in sella e continuano con lo stesso sistema per rafforzare il loro potere politico e non solo. Personalmente, se invece si parla di costi, ci sarebbero anche altre persone in loco per questa sostituzione, visto che si sono fatti già dei nomi, vorrei aggiungere la profesoressa Angela Felice, conosciamo tutti la sua vasta cultura teatrale ed esperienza nel programmare il Teatro Club; il direttore dell'Ert dottor Renato Manzoni, esperto in programmazioni di teatro; ma anche qui calza il discorso, bisogna essere amici del politico di turno. Fino a quando la cultura sarà soggetta, direi sottomessa alla politica, continueremo ad assistere sempre a questi sporchi giochi, che non guardano il valore e la cultura della persona incaricata, ma da chi è stato incaricato. Bepi Agostinis Udine propaganda La politica e il commercio ni dice che la propaganda è l'anima del commercio, ma evidentemente lo è anche della politica visto il chiasso elettoralistico che è fatto attorno ad alcuni nomi. Guardando al passato mi pare che il mondo politico abbia sempre dimostrato poca considerazione per gli elettori, dei quali considerava praticamente solo il numero e la percentuale, a favore o contro. Infatti ministri e alte cariche erano distribuiti - in girandola - in base al manuale Cencelli senza considerazione per la loro effettiva capacità e preparazione. I risultati di tale sistema li abbiamo avuti, li risentiamo tuttora e ci consigliano maggiore attenzione verso il problema, che io ora mi pongo ogni volta in cui sul giornale compare, a esempio, la giovane sempre sorridente Serracchiani. Quale e quanta esperienza amministrativa ella possiede per essere posta a capo della nostra Regione? Questa giovane è un genio oppure è "figlia" del partito? In quest'ultimo caso torneremmo ad un unico partito, e questo non è bene; anzi, diciamo che sarebbe un male per il pluralismo della nostra democrazia. Inoltre, almeno un paio di mesi or sono un lettore aveva chiesto se la Serracchiani aveva già dato le dimissioni da parlamentare europeo e a me non risulta che la risposta sia mai stata data, o forse mi è sfuggita nella lettura del giornale. Se è sempre anche "europea" come farà a presiedere la nostra Regione? Penso che noi cittadini-elettori abbiamo il diritto di avere tutte le informazioni possibili, perchè c'è il detto che quando si è stati scottati dall'acqua calda, si teme anche la fredda... e poi la prudenza non è mai troppa. Paola Del Din Udine friulano Un apprendimento "non spendibile" nL'articolo sull'insegnamento del friulano che dovrebbe diventare obbligatorio in tutti gli ordini di scuola nella nostra regione suscita perplessità molto forti, sia per quanto riguarda un apprendimento "non spendibile" e "non fruibile" da parte degli studenti, sia per quanto riguarda l'imposizione di una lingua e una cultura provinciale, limitata a un territorio (che ormai ospita immigrati di diverse lingue e diverse nazionalità) e a un ambito familiare. E' noto che i fondi per il finanziamento di tale insegnamento sono europei e quindi devono essere spesi ma, pur rispettando e tutelando una lingua minoritaria, suona alquanto anacronistico imporre un dialetto regionale a studenti che dovranno parlare soprattutto una lingua straniera nel loro futuro universitario e lavorativo, incostituzionale poichè la lingua ufficiale in Italia è l'italiano, e alquanto psicologicamente "coercitivo" perchè, forse deliberatamente, non si possono offrire insegnamenti alternativi a quei bambini che non scelgono di seguire, per i motivi più diversi (perchè un allievo di madrelingua albanese o ghanese o francese dovrebbe studiare il friulano? Per cultura personale?) le lezioni di friulano. Risulta perfino inquietante quanto riportato nell'articolo apparso sul Messaggero Veneto del 30 novembre, secondo il quale il friulano è scelto in alcune classi come lingua veicolare, cioè per studiare materie come storia, geografia o altro. Perchè mai gli studenti che non scelgono il friulano dovrebbero studiare storia in friulano? Tutto ciò risulta ancora più paradossale se si pensa che la riforma Gelmini ha abolito l'insegnamento e quindi la scelta di una seconda lingua straniera nella scuola superiore. Cioè: niente tedesco, ma friulano, sì! Mi chiedo, inoltre, se sia corretta l'informazione sulla massiccia adesione dei genitori nelle iscrizioni (39 mila) e gli 800 docenti con qualifica per l'insegnamento del friulano. In un periodo così buio per la scuola come quello attuale, dove non ci sono soldi per la carta igienica, dove si chiedono continui contributi finanziari alle famiglie, per la musica, per la carta, per la palestra, per l'assicurazione, per i fondi volontari, ma a cifra già stabilita, per accompagnare i bambini nelle uscite e quant'altro, c'è però il denaro e il tempo per imporre obbligatoriamente l'insegnamento di una materia che si caratterizza come un'emarginazione dal resto dell'Europa? Viene da chiedersi se i cervelloni che lavorano per la didattica della scuola sappiano cosa effettivamente serve alla scuola. Per cui, ben vengano le proteste dei genitori di Remanzacco. Comunico che molti genitori di Udine si uniscono alla loro intelligente osservazione. Cristiana Rigo Udine