Da editore ad autore: Morganti racconta il Friuli che l'ha accolto

di Gian Paolo Polesini Capita d'infrangere lo sguardo sulla campagna friulana, di una certa campagna friulana, e di levarlo a malavoglia. Sicuramente un trascinante motivo per abbandonare la strada vecchia per quella nuova. Veneto-Friuli è il percorso di sola andata dell'editore Paolo Morganti, una vita nel trevigiano; poi - d'emblée - il trasloco. «È stato un cambio di passo che ha radici fra il casuale e il voluto» - racconta. Cambiare scenografia, per chi lavora con le storie, può rivelarsi scelta obbligata. «Ormai questo mestiere lo potresti fare pure in cima a un cocuzzolo - dice - la tecnologia, volendo, ti evita spostamenti, viaggi, incontri, insomma le solite trame da tessere quando per vivere pubblichi libri. Si può evitare pure il salto in tipografia. I manoscritti ti arrivano a casa e leggere a Santa Marizza o a Milano, cambia poco. Cambia molto in termini di respiro profondo, questo fa la differenza. Il posto è magnifico e non soltanto perché in questo paesino vicino Varmo la scrittura è lievitata naturalmente per la presenza di uomini di cultura, quali Elio Bartolini e Sergio Maldini. Certo, l'atmosfera aiuta, come la natura, un ritorno al passato, per certi versi». Da lustri Morganti fissa il suo marchio sulla copertina in basso, ma non disdegna di lasciarla anche in alto, nella zona riservata all'autore. «Ho iniziato a conoscere il mondo dell'editoria dal punto di vista della cucina. Fondamentalmente sono un ingordo (e sorride) e il rito di fornelli seguito da quello del mangiare lo coltivo con passione. Ne avrò scritti una quarantina di volumetti su cibo e vini. Adesso spopolano, allora si facevano vedere e cominciavano a farsi largo sulle cataste delle letteratura più varia». Giusto per restare in tinta, il 10 novenbre uscirà un romanzo col doppio sigillo Morganti (sopra e sotto, per capirci) in una sorta di casa e bottega. S'intitolerà Il giardino del Benandante, 383 pagine, Morganti editore, of course. Vogliamo guardare la crisi, seppure di taglio? Come le luci del palcoscenico che creano l'effetto penombra? L'Italia ha messo in ginocchio parecchi settori floridi e rubicondi, e il pallore alla Twilight pare essersi impossessato di parecchie faccie. «L'andare gobbi sotto il peso di responsabilità e fatiche è una postura frequente, tantissimi hanno azionato il freno manuale proprio per prolungare il più possibile la durata del poco denaro rimasto. «Grazie a Dio non ci siamo finiti dentro. Le nostre produzioni, chiamiamole così, vendono bene e l'aspirante romanziere ci invia tonnellate di carta. Qualcosa di buono lo si trova sempre, anche se la gente - spesso - dovrebbe imparare a leggere prima di scrivere. Ci arrivano plichi su plichi, persino troppi. Non tutti meritano il proscenio, è chiaro. Noi puntiamo sui friulani, è una politica che funziona. Le faccio un esempio idiota, ma indicativo. Fra un libro sui panini italiani e uno sui panini friulani, scelgo decisamente il secondo. Vendo di più». Sgorlon, Maurensig, Errante Parrino sono tre assi che Paolo Morganti ha calato nel recente l'altro ieri. «Adesso tocca a Fabio Piuzzi - spiega - un archeologo con una eccellente vena noir. La casa dei muri parlanti sarà il primo romanzo che uscirà a breve». Nel parco scrittori ha trovato parcheggio pure Paolo Villaggio, poi protagonista di una battutaccia estratta per caso da un volume precedente a quello morgantiano («sono degli ubriaconi»), ovviamente poco gradita dal popolo friulano. E qui se la sono legata al dito. «Posso capire, anche se è un suo personaggio a parlare. Voi direte: va be', la scritta lui, mica il personaggio. Villaggio è fatto così, adora provocare. Poi è toccato ai sardi, comunque. Questo per dire che i suoi bersagli sono a casaccio non prende accuratamente la mira». Sarà presentazione in pompa magna quella del 16 novembre a Varmo. Il giardino del Benandante è un romanzo ambientato nel Friuli del 1500. Alcuni omicidi misteriosi trascinano nelle indagini un prete e uno speziale. La vicenda si articola in una cornice storica e reale con il coinvolgimento di un celebre pittore - il Pordenone - nonché dei benandanti, un prezioso patrimonio del folclore nostrano. ©RIPRODUZIONE RISERVATA