Livi: fatto il nostro dovere niente guerre con Padova

di Maurizio Cescon «Il trapianto di cuore al paziente romeno dopo il rifiuto di Padova è stato eseguito per salvare una vita. A Udine abbiamo compiuto solo il nostro dovere, come sempre, al meglio delle nostre possibilità. Non c'è alcuna intenzione di una guerra con Padova, ma se loro hanno fatto un errore e adesso, per alzare un polverone, tirano fuori una polemica meschina, di basso livello, vuol dire che non hanno proprio argomenti per difendersi». Da buon toscano, senza peli sulla lingua, il professor Ugolino Livi, primario di Cardiochirurgia del Santa Maria della Misericordia, replica a voci e illazioni di ambienti medico-universitari di Padova. Dalla città del Santo si fa intendere che, dietro la disponibilità di Udine a operare il marittimo romeno colpito da infarto dopo il "no" di Padova, vi sarebbe una vera e propria battaglia tra lo stesso Livi e il suo collega padovano Gerosa per la direzione del "Gallucci", la facoltà medica più blasonata d'Italia, dove fu compiuto, nel 1985, il primo trapianto di cuore nel nostro Paese, proprio a opera del compianto professor Vincenzo Gallucci, di cui Livi è uno dei discepoli più bravi e stimati. «Non capisco cosa c'entri la questione del concorso per il quale ho fatto, e vinto, un ricorso al Tar - aggiunge ancora il primario di Udine -. Quella è una questione vecchia, che risale al 2008, adesso attendo il pronunciamento della commissione concorsuale. Punto e basta. Questa polemica francamente mi sorprende. Se io e la mia equipe avessimo voluto attribuirci dei meriti riguardo l'intervento sul paziente romeno, lo avremmo fatto sapere per primi. Invece abbiamo mantenuto un basso profilo, orgogliosi di aver salvato una persona. Addirittura ai colleghi di Mestre avevamo consigliato di lasciar perdere, di non sollevare il caso per il diniego di Padova. Loro invece hanno deciso che la questione doveva diventare pubblica e così la diatriba è nata tutta sull'asse Mestre-Padova, noi siamo restati ai margini». Livi comunque non risparmia bordate all'atteggiamento dei colleghi del "Gallucci". «Se ci tirano in ballo con tesi pretestuose dobbiamo difenderci - osserva il primario di Cardiochirurgia - . Evidentemente c'è qualcuno che vuole scaricare responsabilità e non ha argomenti. Sul trapianto al romeno c'è stato un metro di giudizio diverso tra due reparti medici, noi abbiamo agito e operato. La posizione di Padova invece è indifendibile, vogliono distogliere l'attenzione dal problema vero, sollevato da Mestre, scaricando le responsabilità. Ma il nostro compito è quello di curare malati e basta». Come si ricorderà, tutto è nato dal trapianto di cuore, eseguito martedì scorso, dall'equipe di Cardiochirurgia dell'ospedale friulano, a un marittimo romeno di 53 anni in pericolo di vita. L'uomo, che era ricoverato a Mestre per i postumi di un infarto che l'aveva colpito l'8 agosto, avrebbe dovuto essere operato a Padova. Ma quando è giunta la richiesta di Mestre a Padova, un medico del "Gallucci" avrebbe risposto che il malato non era grave e che, secondo i protocolli, i «cuori italiani andavano trapiantati di preferenza agli italiani». A quel punto da Mestre sarebbe partita una telefonata a Udine: uno specialista è partito e ha dato l'ok al trasferimento del paziente in Friuli, dove è stato operato con successo. LEGGI SUL SITO E COMMENTA www.messaggeroveneto.it