Marta e la resistenza al femminile: tocca alle ribelli clarisse di Udine

MONFALCONE Con un'ostinazione ammirevole, dato che non è solo della giovane età, ma anche frutto di una vocazione e di un talento piuttosto rari, Marta Cuscunà, l'attrice monfalconese rivelatasi a livello nazionale con il pluripremiato È bello essere liberi! sulla storia della partigiana ronchese Ondina Peteani, ha allestito in questi mesi un nuovo spettacolo, atteso al debutto il 31 al Bassano Opera Festival, una delle rassegne estive migliori d'Italia. Titolo, La semplicità ingannata. Sottotitolo: Satira per attrice e pupazze sul lusso d'esser donne. Seconda tappa del progetto sulle resistenze femminili in Italia. Che nel caso specifico è quello messo in atto, in piena Controriforma secentesca, dalle clarisse di Udine, che risposero alla loro condizione di monache forzate, di giovani nobili costrette al convento perché le famiglie non potevano o non volevano assicurare loro la dote, costituendo all'interno della clausura una sorta di società solidale femminile al cui centro c'era la cultura. «Proprio così – spiega Cuscunà –: queste monache scoprono che la cultura, la lettura può costituire una via di riscatto, di nuova dignità. E così si trasformano in autentiche forzate della carta stampata, facendosi arrivare in convento libri di ogni genere, scoprendo e studiando idee e pensieri filosofici e religiosi i più disparati, da quelli dell'ortodossia cattolica a quelli luterani, catari eccetera... E soprattutto venendo in contatto con un mondo invece precluso alle loro coetanee laiche». Lo spettacolo prende spunto dal saggio di Giovanna Paolin, Lo spazio del silenzio (Biblioteca dell'immagine), ma si allarga al contesto sociale dell'epoca, per sottolinearne la portata anche in termini di attualità. Marta: «Perché Udine era centro commerciale e quindi crocevia di roba e merci, ma anche di idee, che avevano nel convento delle clarisse un loro importante punto di riferimento, tanto che molte famiglie udinesi, quelle più aperte e illuminate, mandavano le loro figlie a scuola dalle monache». Monache che uscirono indenni da ben quattro processi intentati loro per eresia dall'Inquisizione. «E con una strategia – ancora Marta – molto originale, che ribaltava sugli accusatori tutti gli stereotipi del femminile, sostenendo di essere povere donne ignoranti, che non sapevano quasi né leggere né scrivere, e che, se avevano sbagliato, la colpa non era loro ma di chi le aveva mal guidate». Tutta giocata sul continuo ribaltamento del narrato tra prima e terza persona, con l'uso delle succitate pupazze, l'indagine sulle clarisse udinesi non nasce in Friuli... «È vero – conferma l'attrice –, ho dovuto cercare fuori la possibilità di realizzare anche questo spettacolo». Nonostante, aggiungiamo, i diversi teatri di produzione presenti in regione. «Dove – precisa Marta – ho incontrato interesse e disponibilità, ma solo a parole. Che la concretezza di un progetto produttivo e distributivo l'ho trovata a Trento, alla Centrale Fies». Mario Brandolin ©RIPRODUZIONE RISERVATA