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Mercatovecchio riconquisti la sua centralità

di ADALBERTO BURELLI Leggo con piacere la rubrica “Vita udinese” che giorni fa ha proposto due temi a cui sono interessato: la Torre dell’orologio (di cui sto dirigendo i lavori di restauro) e Mercatovecchio. Mi permetto dunque di riprendere questo dialogo su argomenti cittadini portando “acqua al mulino”, nel senso di aggiungere informazioni che potranno fornire materia per (eventuali) approfondimenti. La Torre dell’orologio. Sul primo argomento una precisazione: Giovanni Ricamatore non rientrò a Udine a causa della pestilenza scoppiata a Roma, ma a seguito del sacco dei Lanzichenecchi guidata da Carlo V di Borbone che nel 1527 misero a ferro e fuoco la città eterna provocando la fuga del Papa e di tutta la sua corte compresi gli artisti che operavano al suo servizio. Per la verità la peste ha avuto un ruolo nel ritorno di Giovanni. Dopo che il 6 maggio l’armata imperiale riuscì a penetrare a Roma, il Papa Clemente VII con la sua corte abbandonò precipitosamente i palazzi vaticani (la Guardia Svizzera ricorda il 6 maggio di ogni anno il sacrifico di tutte le guardie del Papa per permettere la sua fuga attraverso il Passetto) per rifugiarsi nella più sicura fortezza di Castel Sant’Angelo. Durante l’estate scoppiò in città una pestilenza causando numerose vittime anche tra gli assalitori che decisero di abbandonare momentaneamente l’assedio e di ritirarsi in zone più salubri. Profittando della tregua il Papa fuggì con il suo seguito a Orvieto mentre gli artisti che avevano lavorato al suo servizio decisero di rientrare nelle loro città di origine in attesa di tempi migliori. Lo storico francese André Chastel nel libro “Il sacco di Roma” (Einaudi 1987) scrive che il Sacco, causando la fuga dei numerosi artisti presenti a Roma verso le loro città d’origine, produsse «l’europeizzazione del manierismo», cioè la diffusione in tutta Italia della cultura e dello stile architettonico in voga a Roma. Ne abbiamo una riprova a Udine con la Torre dell’orologio. Negli Annales della città esistono due delibere che i Deputati della città presero a distanza di poche ore l’una dall’altra: con la prima (10 ottobre 1527) si affida la ricostruzione della Torre delle ore - crollata 16 anni prima a causa del terremoto - a Benedetto degli Astori da Cividale assieme all'incarico di scolpire il leone di San Marco; con la seconda, approvata precipitosamente il giorno dopo, si annulla la decisione precedente e si approva un «novum dessignum factum in cartis per subtilem et providum architetctum ser Joannem Recamatoris de Utino per hoc ultimum dessignum maior pecuniarum quantitas expendetur », quindi un progetto di maggior costo ma di maggior pregio per la città. Evidentemente, qualche autorevole personalità udinese, saputo dell'arrivo di Giovanni, deve avergli suggerito di predisporre un progetto poi presentato ai deputati. C’è da chiedersi che Torre e che piazza avremmo oggi se non si fosse verificato un evento drammatico e a suo modo epocale come il sacco dei Lanzichenecchi. Mercatovecchio. Due parole a commento anche a proposito di Mercatovecchio: strada - nell’accezione viennese inizialmente richiamata da Honsell - e piazza non sono termini contraddittori. Il professor Francesco Tentori (1931-2009) nel libro dedicato alla storia di Udine (Le città nella storia d’Italia, Laterza 1988) scrive: «Mercato Vecchio è uno degli spazi più belli e armoniosi dell’intera cultura medioevale di matrice tedesca. Prima dell’affermarsi della “formula” reticolare per gli insediamenti tipica della colonizzazione tedesca da cui sono nate le piazze rettangolari e soprattutto quadrate, le forme dominanti - per gli slarghi adibiti a rione e mercato - nel mondo germanico sono il fuso e il triangolo allungato: esempi prestigiosi sono il Graben di Vienna e l’Haupt Platz di Graz. Modelli friulani altrettanto validi sono il Mercato Vecchio di Udine e piazza della Vittoria di Gorizia. Nell’assetto attuale, Mercato Vecchio non è un vero e proprio fuso, ma uno spazio arcuato che va progressivamente allargandosi verso sud. Ma è questa anche l’estremità dove l’assetto è stato più volte modificato per effetto dell’ampliamento della Loggia Comunale». E prima di lui l’erudito vicentino Giovanno Tommaso Faccioli (1740-1807) in visita alla città annota: «Alle radici del colle del castello verso ponente vedesi la bella contrada o piazza di Mercato Vecchio che tien forma di anfiteatro, luogo atto alli tornei e comodo agli spettacoli e spettatori per le alte case che lo circondano. Quivi in tempo di carnevale li cavalieri giovani della città ed anche forestieri sogliono esercitarsi nel corso della giostra, alla veduta della quale, oltre il concorso del popolo, interviene il magistrato de’ 7 deputati coll’eccellentissimo luogotenente». La presenza a sud della Loggia comunale ultimata attorno al 1470 con il fronte principale rivolto proprio verso Mercatovecchio (piazza Contarena verrà realizzata quasi un secolo dopo), è un’ulteriore riprova della destinazione originaria del luogo: se si fosse voluto che Mercatovecchio rappresentasse il nuovo asse di collegamento tra la porta Aquileia a sud e porta Gemona a nord (per secoli rappresentato da via Sottomonte) sicuramente la Loggia non sarebbe stata realizzata come una sorta di straordinario scenario a chiusura del grande spazio urbano. Quindi, sia che la si chiami strada o piazza è importante che Mercatovecchio - analogamente a Mercatonuovo - riconquisti il suo ruolo centrale e sia trattata come uno spazio di incontri e di relazioni e non, come vorrebbero taluni, alla stregua di asse di scorrimento viabilistico.