Gli altri Balotelli Ecco i nuovi italiani

di Paolo Carletti All'inizio fu Josefa Idem, tedesca di Ravenna, a Barcellona 1992, per essere seguita (Atlanta 1996) da Fiona May, inglese della Toscana. E le discussioni non mancarono, così come nel calcio quando l'ex Ct Marcello Lippi convovò i primi oriundi, solco sul quale ha lavorato poi con ancora maggiore attenzione il suo sucessore Cesare Prandelli. E il mese scorso è scoppiata la Balotelli-mania, tutti pazzi per i suoi gol all'Europeo, lui che è ghanese, siciliano di nascita e adottato da una coppia bresciana. È bello e diverso il mondo che cambia e trascina anche i più riottosi nel tifo e nella vicinanza con atleti nati fuori dai confini, ma diventati poi italiani in tutto, a parte forse qualche accento sbagliato. Ma se il calcio è stato Balotelli (c'erano però anche Ogbonna nato a Cassino da nigeriani e Thiago Motta, oriundo brasiliano), la squadra olimpica è molto di più. Su 276 atleti 27 sono i "nuovi italiani", un vero e proprio record che arricchisce il nostro sport e sicuramente anche la nostra cultura dell'accoglienza, oltre a colmare il gap con altre nazioni che da decenni sono multietniche anche nello sport. E ora sono là, molti di loro nelle squadre di volley e nel settebello azzurro, e poi sparsi un po' in tutte le discipline. Con una buona presenza di ragazze arrivate dall'Est Europa nelle varie discipline della ginnastica. Josefa Idem a Londra tenterà di vincere un'altra medaglia a 47 anni. Ed è molto bella la storia della squadra di pallanuoto che fa convivere dentro la sua tradizione vincente italiana talenti di ogni angolo del mondo. C'è il cubano Amaurys Perez, sall'esordio azzurro, e con lui Pietro Figlioli, nato in Brasile con il padre ex pallavolista nazionale brasiliano. E poi Tamas Marcz, ungherese fino al 2004, Daniel Premus croato come Deni Fiorentini, e Alex Giorgetti, nato in Ungheria e madre ungherese. Tanto Est europa, ma tutti col cuore italiano e pronti a cantare l'inno e a esultare per la maglia azzurra. il volley non è da meno. C'è il fuoriclasse Ivan Zaytsev, russo ma nato a Spoleto perché suo padre ha giocato nel nostro campionato negli anni '80. Stessa storia alle spalle di Dragan Travica, nato a Zagabria, e Michal Lasko, nato a Wroklaw in Polonia. Tutti tornati nei loro paesi da bambini, ma che nel destino avevano l'Italia. Senza dimenticare Jiri Kovak, al debutto e che ha ottenuto la cittadinanza solo nel 2010, ma da molti anni era in Italia dopo un fortunato camp con la Sisley Treviso. Una fra le ultime atlete a qualificarsi è stata una "sorella" di Balotelli, la ghanese Gloria Hooper, velocissima sui 200, nata a Villafranca di Verona da genitori africani. Da molto più di 10 anni (quelli necessari per diventare italiani oltre che per diritto di sangue o per matrimonio) risiede in Italia, come la splendida spadista tedesco-brasiliana Nathalie Moellhausen, o Edwige Gwend, camerunense e judoka arrivata a Parma a soli 9 mesi. Ora ha 22 anni. Ne ha 24 invece la tuffatrice di origini ungheresi Noemi Batki. La sua storia è intrecciata con quella della madre, sua allenatrice da sempre, che prese per mano Noemi quando aveva tre anni e si imbarcarono per l'avventura in terra italiana. Ogni atleta porta con sé una storia, certe volte bella, spesso invece dura, faticosa, umiliante. Ma la loro presenza nella squadra olimpica azzurra è sicuramente un messaggio forte ai tanti connazionali che vivono e lottano nel nostro Paese. È diventata italiana per nozze – e questa è una storia bella – Nadia Ejjafini, marocchina, maratoneta, così come la cubana Libania Grenot, una quattrocentista che prima di ottenere la cittadinanza ha interrotto la sua promettentissima carriera. E sempre per nozze il nostro ping pong può avvalersi delle prestazioni di Weling Tan, cinese. Nutrita la pattuglia delle ragazze dell'Est nella ginnastica. Si va da Anzhelika Savrajuk, nata in Ucraina, ritmica, a Julieta Cantaluppi, ritmica, madre Bulgara, fino ad Andreaa Stefanescu, anche lei ginnastica ritmica, natali in Romania. Dalla Moldavia alla maglia azzurra è arrivata Natalia Valeeva, tiro con l'arco, mentre Claudia Wurzel, ha chiare origini tedesche e ci rappresenta nel canottaggio. Sempre nel canottaggio Max Benassi, nato in Germania da padre italiano, come Sebastiano Ranfagni, nuotatore. Gianfranco Sibello, velista, origini austriache (la mamma), e infine nel beach volley cercherà gloria Daniele Lupo, madre kazaka. Dietro questo risultato ci sono anni di sacrifici, e la voglia di vincere con la maglia azzurra. Ma per molti di loro di certo, essere a Londra, è già un traguardo e un premio per i tanti ostacoli e le medaglie già vinte. ©RIPRODUZIONE RISERVATA