Tutti d'accordo: sì (anche di Fontanini) agli atenei federati

Tutti d'accordo: avanti con la federazione delle università. A convincere anche il presidente della Provincia, Pietro Fontanini, è stata l'apertura dell'ateneo friulano all'Europa e non più soltanto a Trieste. Ieri è stata infatti firmata la convenzione con le università di Trento e Verona e, presto, sarà siglato pure il patto con Klagenfurt e Villaco. L'ateneo friulano guarda dunque all'Europa «par no jessi plui sotan (per non essere più succube)», come ha sottolineato ieri Fontanini durante l'audizione a palazzo Belgrado del rettore Cristiana Compagno, davanti a tutti i firmatari del patto con il territorio del 2008. A mettere il sigillo al progetto delle università federate è stato il Comitato per l'università friulana. «Siamo favorevoli – ha detto Marino Tremonti – perché la federazione non toglie autonomia all'università di Udine». Alla speciale seduta della commissione del bilancio è arrivato pure un messaggio di Gianfranco D'Aronco. «Ho la convinzione che, grazie a un'approfondita e allargata visione dei problemi, si è fatto un risoluto passo avanti – ha scritto il padre dell'autonomismo friulano –. Stiamo uscendo da un atteggiamento di difesa dei nostri diritti in favore di un'azione propositiva». In un quadro di continui tagli e di cronico sottofinanziamento, infatti, quella della federazione è una duplice necessità. «Da un lato consente di perseguire standard di eccellenza, dall'altro evita una lenta agonia dell'ateneo», ha rimarcato Compagno. «Le paure fanno rinsecchire le università e le loro radici – ha aggiunto il rettore –. Ogni processo federativo fa perdere un po' di sovranità per cederla alla federazione. Ma se l'identità e l'autonomia sono terreno fertile per molti sviluppi, allora permetteranno di rinnovare il senso stesso dell'autonomia. Qui in gioco non c'è la supremazia di un ateneo sofferente a scapito di un altro altrettanto sofferente anche se per ragioni diverse. Qui ci sono in gioco la costruzione e la realizzazione di un paradigma per uscire dalla crisi e per tornare a crescere in uno spazio di azione più grande per tutti». La federazione non toccherà le lauree triennali, che resteranno «integre» come ha garantito il rettore. Metterà invece insieme le risorse «per didattica, lauree magistrali e scuole di dottorato ad alta specializzazione, allargando l'offerta a un territorio più vasto che per noi è l'Euroregione». Ecco allora che 10 corsi di laurea magistrali si sono salvati soltanto grazie alla collaborazione con Trieste. Con Verona, invece, sono in comune diverse scuole di specializzazione. Invece dottorati internazionali con l'ateneo giuliano e la Sissa e un corso di laurea a doppio riconoscimento con Trento. Nonostante il cronico sottofinanziamento, l'ateneo friulano è fra le dieci università d'eccellenza in Italia. «Il confronto con Trieste non parte più dalla sudditanza – ha evidenziato Fontanini – perché il Friuli è diventato una realtà vincente: se Udine è al nono posto nella classifica del ministero, bisogna andare fino al 27° per trovare Trieste. Quello che manca – ha aggiunto – è la perequazione dei fondi. Esiste un accordo fra i due atenei e c'è pure la legge, quello che manca è l'attuazione. Il consiglio regionale sta tergiversando. Perché i gruppi regionali non trovano la strada per un finanziamento più equo?». Michela Zanutto