PORDENONE I dati diramati dalla Banca d’Italia sull’andamento comparato di depositi e impieghi in provincia di Pordenone evidenziano una situazione di stasi, con minimi scostamenti tra il 2010 e il 2011. Nel biennio considerato, infatti, i risparmi complessivi variano da 3 mila 924 a 4 mila 106 milioni di euro, una lievitazione insignificante. Ancor più cristallizzato l’ammontare degli impieghi: 6 mila 479 milioni nel 2010, 6 mila 454 l’anno dopo. Sono indicatori rappresentativi di una indubbia fase recessiva che tuttavia nella Destra Tagliamento pare meno marcata che altrove, per la minor rilevanza delle dinamiche congiunturali e per le caratteristiche del territorio, che non favorisce rapide evoluzioni o riqualificazioni dell’apparato economico e presenta aree marginali e montane immutabili nella loro staticità a causa del calo demografico e dell’invecchiamento della popolazione. Dalle risultanze dell’Istituto di emissione su depositi e impieghi pro capite si deduce che l’apporto fornito al Pil dalla provincia di Pordenone è decisamente inferiore a quello di Udine: la prima presenta una media di risparmi individuali compresa tra 12 e 13 mila euro e impieghi fermi a 20,5; nella seconda, invece, i risparmi oscillano tra 16,9 e 15,9 mila euro e gli impieghi tra 31,8 e 32,7 mila. Notevole lo scostamento tra i due capoluoghi: a Udine nel 2011 i risparmi medi pro capite erano pari a 36,2 mila euro contro 27,9 di Pordenone, mentre gli impieghi si attestavano a 92,4 mila contro 45,6 della Destra, meno della metà. Per contro, le distanze tra depositi e impieghi dei due capoluoghi rispetto al resto delle rispettive province sono meno marcate a Pordenone di quanto non siano a Udine: nel primo caso il rapporto è uno a due, nel secondo quasi uno a tre. Merita di essere segnalato il caso di Porcia che, contro ogni apparenza, presenta valori inferiori, e non di poco, alla media provinciale: 4 mila euro a testa in meno nei depositi, addirittura sette negli impieghi. E’ l’effetto della crisi occupazionale conseguente al ridimensionamento della maggior industria locale? Un’ultima annotazione riguarda Maniago, la cui situazione è speculare a Manzano: comparti manifatturieri obsoleti, occupazione decrescente, risparmi individuali a soglie minime, investimenti privati e industriali stagnanti, livelli di benessere decrescenti. La forte divaricazione tra masse monetarie raccolte ed erogate riflette dunque le attuali difficoltà del sistema creditizio, frenato nella sua operatività dalla mancanza di liquidità. Fino a una decina d’anni fa, la raccolta era largamente superiore agli impieghi e le banche disponevano di risorse in grado di soddisfare le richieste di fidi provenienti da imprese e privati. Ora il rapporto è rovesciato: i depositi sono ridotti a quasi la metà degli impieghi e ciò le costringe a contenere o tagliare, per mancanza di fondi, le domande di prestiti per consumi e investimenti. (a.bev.) ©RIPRODUZIONE RISERVATA