Pdl-Lega: il modello Gorizia irripetibile per le regionali

Parte in salita la strada verso il voto della nuova lista del centro-destra per le comunali di Gorizia. La formazione messa in piedi con grande fatica e arte diplomatica dal sindaco uscente, Ettore Romoli, deve affrontare un primo sfidante, per quanto non davanti agli elettori ma davanti al giudice. Il circolo "Camillo Medeot" di Gorizia ha infatti diffidato Romoli dall'utilizzo, alle prossime elezioni, del nome "Popolo di Gorizia", con il quale il Pdl ha scelto di presentarsi dopo un accordo elettorale con la Lega Nord. Secondo i rappresentanti del circolo, il nuovo marchio «genera confusione, essendo identico al nome della testata dell'associazione che raduna gli eredi politici del Partito popolare a Gorizia». Il presidente del circolo, Carlo Rojic, ha annunciato di aver dato mandato ai propri legali di diffidare formalmente Romoli e il Pdl dall'utilizzare «una denominazione che volutamente si confonde con quella già usata da anni dalla nostra associazione». Romoli è riuscito a ricomporre la squadra che compone la propria giunta e sarà sostenuto da Pdl, Lega, La Destra, Udc, Fli, Pensionati e la lista civica Per Gorizia, mentre lo sfidante è il candidato del Pd, scelto con le primarie interne al centro-sinistra, Stefano Cingolani. (b.p.) UDINE La settimana che si chiude registra il ritrovato accordo nel centrodestra del Friuli Venezia Giulia sulla candidatura di Ettore Romoli a Gorizia. Ma l'intesa sul capoluogo isontino lascia ampi dubbi nell'asse tra Pdl e Lega: i partiti vivono silenziosamente l'alleanza rinnovata come un «unicum», «un'ultima fiammata», che amplifica i punti di domanda in vista del 2013. Quel che è successo a Gorizia – si ripete nei corridoi e nelle cene della politica, già in fibrillazione elettorale – è irripetibile. Il modello Gorizia, la conferma originale del governo uscente con una leggera modifica nominale, non potrà valere anche per le elezioni regionali. Anche perché, tra le altre cose, bisognerà vedere come gli elettori, stanchi dei partiti e di tutto ciò che risulta antico, giudicheranno la riproposizione integrale. Tre fattori hanno garantito la riuscita dell'operazione di riallacciamento tra Pdl e Lega conclusa a Gorizia: la forza di Ettore Romoli, la debolezza dei partiti, Lega Nord in primis, e il peso decisamente relativo del capoluogo isontino sullo scacchiere nazionale. L'ipotesi della lista «Forza Gorizia», poi accantonata per il «Popolo di Gorizia», è finita su Repubblica e sul Corriere della Sera, ma nelle segreterie romane in pochi hanno fatto un salto sulla sedia. Il quadro politico nazionale avrà infatti un'influenza determinante sulla formazione delle coalizioni alle prossime regionali. Davvero il centrodestra friulgiuliano avrà la forza di imporre ai relativi partiti una scelta in autonomia? Il Pdl che oggi sostiene il governo tecnico con il Pd e l'Udc potrà schierarsi con la Lega, che ogni due giorni chiede la cacciata di Monti? Se la legge elettorale sarà blindata da Pd, Pdl e Udc, come potrà il Carroccio andare a braccetto con il Pdl? Domina l'incertezza. E perfino il presidente della Regione, Renzo Tondo, non può nascondere la complessità. Ieri, parlando a Udine, il presidente della giunta ha confermato l'assoluta unicità del caso goriziano. «Non ho alcuna ragione - ha detto - di anticipare se il quadro sperimentato per le elezioni comunali a Gorizia possa essere un riferimento per le regionali». Tondo ha anche aggiunto di non escluderlo, spiegando che «non è necessario valutarlo in questo momento» e si è detto «convinto» di un riavvicinamento tra Berlusconi, Bossi, Maroni e Alfano. Anche nella Lega Nord si ammette che quello di Gorizia è stato un braccio di ferro strumentale, con l'annuncio della corsa solitaria e il successivo ritorno in buon ordine. Il segretario del Carroccio, Pietro Fontanini, viene descritto come «governativo», e del resto, in molti nel centrodestra metterebbero la firma sulla conferma del governo regionale a Tondo e quello della Provincia di Udine alla Lega. Ma i partiti sono partiti, e da Roma potrebbero arrivare diktat diversi. La stagione delle grandi manovre è attesa a partire da maggio, dopo le amministrative che porteranno al voto nove milioni di italiani. Un progetto insospettabile – che, peraltro, alcuni costituzionalisti escludono a priori – potrebbe risolvere i tanti nodi per il centrodestra: dimissioni di Tondo e elezioni anticipate, già nel 2012 in Friuli Venezia Giulia, per tenere intatta l'alleanza. Oggi l'ipotesi è più che altro una suggestione. Nel Pdl e nella Lega se ne è parlato informalmente, senza alcuna enfasi, e Tondo non si è mai pronunciato sulla questione. I precedenti con decisioni repentine e segrete nella storia recente della Regione non mancano. I più sorpresi, a quel punto, sarebbero nel centrosinistra, dove il candidato ancora non c'è. Beniamino Pagliaro ©RIPRODUZIONE RISERVATA