Maschi, donne e guai: quando Belzebù ci mette lo zampino

di Sergio Buonadonna Con il Diavolo, Andrea Camilleri ha fatto più di un patto. Innanzitutto per le sue longevità e prolificità d'autore, qualcuno potrebbe dire che è egli stesso il Diavolo. Ma volendo scendere di categoria, e presto vedremo perché, è storicamente accertato che il padre di Montalbano ha avuto con l'Aldilà e il suo più temibile antagonista numerosi rapporti. In parte con La setta degli angeli, il suo più recente romanzo per Sellerio che è stato come al solito un best-seller, di più con L'arte della divinazione aveva disseminato tracce infernali utili al suo commissario, e ancora prima nel 2005 nel racconto Il diavolo che tentò se stesso, pubblicato da Donzelli, in cui parlava di un povero demonio d'aria, Bacab, che per non smentirsi mirò alto: tentò di indurre in tentazione addirittura la pronipote della monaca di Monza. Con Belzebù dunque Camilleri ha una dimestichezza consolidata, ma ora l'ottuagenario scrittore ha provato a superare stesso. Intanto a partire dal titolo: Il Diavolo, certamente, scritto per Mondadori (169 pagine, 10,00 euro), e da settimane in testa alle classifiche, ma poi nei modi, nei contenuti, nei numeri carichi di simbologia. L'opera, che inaugura la collana Libellule, si compone onomatopeicamente di racconti flash: sono trentatré di tre pagine, il che si può leggere come 333 che si badi bene è la metà di 666, il numero di Satana. Camilleri avrà voluto dire che egli si accontenta di esserne solo la metà per non accendere troppo le fiamme o la circostanza è solo un caso? Di sicuro nelle 33 microstorie il Diavolo si fa strada con tutta la sua perfidia, con una carica dirompente che non fa sconti a uomini e donne che improvvisamente si scoprono vittime dei suoi scherzi quando non della propria presunzione, improntitudine, imbecillità. È un Camilleri in forma smagliante quello di questi racconti acidissimi, pieni di corna e guai finanziari, compleanni che si prestano a inquietanti bilanci; furti anche se a opera di ladri sensibili e premurosi; prepensionamenti che fanno appunto mandare al diavolo le poche certezze che uno ha, mogli astutissime nell'uso delle alcove e così via raccontando. Ovunque il Diavolo ci mette lo zampino, soffia e ti frega contrariamente alla massima di Cervantes per cui «l'uomo è di fuoco e la donna di stoppa», oppure perché stando a Victor Hugo «Dio s'è fatto uomo e il diavolo s'è fatto donna». In questi testi infatti gli uomini di Camilleri escono mediamente malconci, mentre l'altra metà del cielo appare decisamente assatanata. Qui lo scrittore è amarissimamente ironico, tutto l'opposto di quando costruisce le fortunatissime storie del suo commissario. In ogni caso è presentissimo sui molti versanti editoriali e non solo. Uscirà nelle sale cinematografiche italiane il 24 febbraio La scomparsa di Patò, il film diretto da Rocco Mortelliti e tratto dal romanzo omonimo, episodio questo che sfata un tabù: quello che le storie di Camilleri fossero buone solo per la televisione. Secondo lo scrittore la causa di tanta assenza è l'indisponibilità dei produttori perennemente allarmati dai costi. Perché ci aveva messo lo zampino il maligno o esattamente per il contrario? Chi può dirlo? Come sostiene l'etnologo Antonino Buttitta, «il vero giallo non sono le trame dei suoi racconti, ma l'ordito umano e culturale che occultano». Dunque l'interrogativo non varà mai una risposta e la cosa non è nemmeno così importante. Lo sarà invece a metà marzo l'uscita in libreria di un attesissimo lavoro di Gianni Bonina per Sellerio, Tutto Camilleri dalla A alla Z. Questo libro racconta proprio la vita, le trame dei suoi più di 60 libri, le ascendenze letterarie, l'interpretazione critica. Con in più la voce dello scrittore in una intervista che è essa stessa un racconto. Un'autentica enciclopedia di Camilleri, destinata «a chi lo segue, a chi non lo segue ma vuole conoscerlo, a chi aspetta un motivo per farlo e a quanti si rifiutano di leggerlo ma ne parlano». Infine, per rassicurare i fedelissimi di Montalbano, va detto che Andrea Camilleri ha già consegnato ad Antonio Sellerio due (ma forse anche tre) nuove avventure del commissario, e anche un altro romanzo storico-civile, una storia della banda Sacco, cinque fratelli siciliani la cui missione era far fuori i mafiosi. Una specie di vendicatori, di giustizieri solitari, negli anni del prefetto Mori. ©RIPRODUZIONE RISERVATA