di GIGI RIVA Perché dobbiamo salvare la Grecia? Oggi l'Eurogruppo si riunisce per decidere se approvare un pacchetto di aiuti da 130 miliardi subordinato all'accettazione di un altro piano lacrime e sangue che il premier Lucas Papademos, il Monti di Atene, già vicepresidente della Bce, fatica ad imporre alla coalizione che lo sostiene formata dai socialisti e da due partiti di destra (uno moderato, l'altro estremista). Ma quella domanda (“perché dobbiamo salvare la Grecia?”) è il sottofondo che accompagna il tortuosissimo cammino per scongiurare un default sempre sull'orlo di essere annunciato. La risposta breve è: perché sì. Con corollario di spiegazioni. Sarebbe più facile staccare la vetusta carrozza-Grecia dal treno europeo, amputare un dito in cancrena economica dal resto del corpo. Il problema è che il corpo, rimasto senza dito, non sarebbe più lo stesso. E, al contrario che in anatomia, in geopolitica non è poi detto che gli altri organi non ne risentirebbero. Prima ancora che una questione finanziaria, questo è il banco di prova per capire se un cammino iniziato oltre 50 anni fa sarà percorso precipitosamente a ritroso. Quel cammino è la costruzione, ineludibile, di un'Europa che se fino all'altro ieri era un'idea romantica oggi è una necessità pratica. Con la globalizzazione nessuno, nemmeno la potente Germania (80 milioni di persone), può sperare di competere con giganti demografici del calibro degli Stati Uniti (300 milioni), della Cina (quasi un miliardo e mezzo) o dell'India (un miliardo e duecento milioni). Stare insieme per contare diventa allora l'unica possibilità per il Vecchio Continente delle troppe guerre di una possibile pace perpetua kantiana lungo i suoi confini. 9