BASILIANO Il fumo del falò più alto del Medio Friuli ha dato un responso positivo, l'annata agricola sarà buona: "Se el fun al va vers soreli ievat ciape la vache e va al marciat". Il sindaco Roberto Micelli ha rilevato che "el fum viers il mar al iemple el granar". Anche i "Pignarul" di Basiliano di via Corecian, di Variano nel parco dei festeggiamenti, come quello più alto oltre venti metri di Vissandone, hanno certificato che il 2012 dovrebbe essere fecondo per le coltivazioni, senza siccità, grandine e intemperie. Numerosi i giovani e meno giovani presenti per assistere e ammirare il fuoco del falò da record, non solo dalla frazione, ma tanti del Comune di Basiliano, da Pasian di Prato, Lestizza, Codroipo, Mereto di Tomba, Sedegliano e anche di San Vito al Tagliamento. Erano pure presenti, oltre al sindaco, anche il senatore Flavio Pertoldi, gli assessori comunali Reginio Visano, Carlo Pertoldi, Marco Olivo e alcuni consiglieri comunali; tutti hanno evinto dai presagi una stagione fortunata, perché il fumo si dirigeva verso sud-est. Il falò allestito dalla Pro loco, con la collaborazione delle aziende agricole locali e di una ditta di servizi di autogru, collocato adiacente la strada sterrata che porta nella frazione di Blessano, era composto da balle di paglia, fieno e prodotti cerealicoli raccolti dagli agricoltori durante la conclusione dell'annata agraria. Il falò aveva una dimensione davvero enorme, di notevole effetto coreografico, tanto da essere considerato, dalle oltre trecento persone presenti, un rogo fiabesco, da guinness dei primati almeno per la media pianura friulana. Un chiosco coperto distribuiva vin-brulè, brodo caldo, cioccolata, pasta e fagioli, brovada tipica friulana con musetto e pandoro per i più piccini. All'imbrunire erano stati accesi i "Pignarul" a Variano, a Basiliano, a Blessano e a Villaorba all'azienda Agravil: il fumo in tutti questi falò si dirigeva verso l'alto e poi conduceva a sud-est. Anche quelli hanno annunciato un anno positivo, in particolare per le aziende agricole del territorio. Amos D'Antoni