04 gennaio 2012 —
pagina 09
sezione: Pordenone
Sembra da molte dichiarazioni che ai previsti incontri tra governo e sindacati questi si avviino,bilaterali o collegiali che siano, con l'intenzione di non modificare sostanzialmente il mercato del lavoro. Non tutti arrivano a dire che Monti e Berlusconi sono espressione delle stesse forze economiche,ma i pregiudizi sono molti. Sembra non si siano resi conto che il mondo è profondamente cambiato. Non è solo la quasi certezza di una recessione in Italia e forse in Europa,ma l'ancora forte pericolo di una rottura dell' euro che non si è allontanato. Gli economisti,dopo le dure lezioni che hanno preso a partire dal 2007, si sono fatti più cauti nel formulare previsioni. Qualcuno che si è avventurato a stimare le conseguenze di una rottura dell'euro ha valutato che il reddito nazionale europeo potrebbe ridursi dal 25% al 50% rispetto alla situazione attuale che è già inferiore a quella precrisi. Probabilmente sono cifre che peccano per eccesso,ma comunque gli ordini di grandezza non sembrano troppo esagerati se si pensa che le banche, per quanto si siano liberate di molti titoli di stato non tedeschi ed abbiano ridotto i reciproci rapporti, sono ancora molto interconnesse tra loro ed il fallimento di una,come ha mostrato il caso Lehman Brothers, comporta il fallimento di altre o la presa in carico da parte dei contribuenti con potenziali conseguenze inflazionistiche devastanti. Monti ha correttamente detto che ci siamo fermati sull'orlo del burrone,ma forse dovrebbe precisare in parole comprensibili a tutti che il precipizio è ancora aperto davanti a noi e che si chiama fine dell'euro. E che il pericolo di una rottura del sistema monetario europeo sia possibile non è solo perchè lo scrive la stampa anglosassone. Esso dipende dalla possibilità che uno dei Paesi significativi del sistema, e l’Italia sicuramente lo è, non faccia fronte alle scadenze del proprio debito pubblico con altre emissioni a prezzi sostenibili in una situazione in cui i mercati finanziari sono diventati estremamente sensibili al rischio, in particolare a quelli del debito sovrano. Certo la Germania ha la possibilità di mettere l'euro in salvaguardia, ma non sembra la Cancelliera Merkel sia ancora riuscita a far comprendere ai suoi elettori che non soltanto hanno molto beneficiato dell'esistenza della moneta unica europea,ma che sarebbero anche loro duramente colpiti da una sua rottura. La creazione di un euro-nord e' una pura illusione. Ma perchè l'euro e la riforma del mercato del lavoro italiano sono strettamente collegati? Per due ragioni. In primo luogo perchè ce lo ha chiesto quella Banca Centrale Europea che è l'unica in grado di acquistare tanti titoli di Stato italiani da far ridurre il famoso spread. In secondo luogo perchè con la crescita delle imprese in difficoltà il sistema di protezione del lavoro,oltre ad essere ingiusto perchè tutela solo quelli che hanno un contratto di lavoro a tempo indeterminato,sta diventando troppo costoso. Certo si illude chi pensa che modificare il mercato del lavoro sia sufficiente a farci riprendere le vie della crescita. E' solo un tassello di un ampio strumentario,ma se non si comincia le speranze di un futuro migliore non avrebbero più fondamento.