Bot a ruba, tassi giù ma lo spread risale

di Andrea Di Stefano wMILANO Un'ottima asta di Bot semestrali, con tassi dimezzati e domanda complessiva pari a 1,7 volte i 9 miliardi offerti dal Tesoro, ma insufficiente a riportare un po' di tranquillità sullo spread. A dire la verità se non fosse per l'attuale emergenza il dato sul differenziale non andrebbe neppure preso in considerazione perché sul mercato secondario dei titoli di Stato sono giornate con scambi bassissimi e, quindi, regna sovrana la volatilità. Basta vedere quello che è accaduto ieri. Lo spread prima dell'asta viaggiava sempre ampiamente sopra 500 punti con un picco a 522. Poi sono arrivati i dati dell'asta: il Tesoro ha collocato tutti i nove miliardi di Bot a 6 mesi al 3,251% dal 6,504 di fine novembre e successivamente Ctz scadenza 2013 con rendimenti al 4,853%, dal 7,814% di fine ha assegnato. Nell'asta Ctz, dove sono stati assegnati 1,733 miliardi, la domanda ha evidenziato una netta crescita con un rapporto in rialzo a 2,24 da 1,59 di novembre. Il ritorno delle banche in asta è stato un fattore di sostegno importante per il Tesoro, sicuramente condizionato dall'operazione di finanziamento della Bce che sarà ripetuta a fine gennaio, ma quel che ha contato di più è stato il ritorno degli investitori istituzionali finali, dei grandi portafogli esteri. L'esito di queste aste sul breve termine spiana comunque la strada per l'appuntamento più temuto dal mercato di fine anno: il collocamento di BTp a tre, nove e dieci anni e CcTeu fino a 8,5 miliardi di euro. Inevitabile l'immediata reazione positiva dello spread e delle Borse: il differenziale BTp-Bund è sceso sino a 482 punti base e un rendimento del Btp a 10 anni al 6,75%, quello dei titoli a 2 anni al 4,92% e quello del quinquennale al 5,99%. Ma la tregua è durata poche ore: sono bastati alcuni dati non positivi provenienti dagli Stati Uniti per far invertire la rotta alle Borse di tutta Europa e far balzare nuovamente lo spread. Alla fine della seduta di ieri il differenziale era tornato a 510 punti e soprattutto è stato toccato il massimo storico di distanza tra il nostro spread e quello spagnolo a 183 punti, come a dire che sul mercato in questo momento la Spagna paga un minor rischio dell'1,83%. Ad accezione di Lisbona (+0,39%) e Zurigo (+0,14%) il segno meno ha prevalso con la maglia nera a Francoforte (-2,01%), così come Madrid (-2,01%), seguita da Parigi (-1,03%), Amsterdam e Milano (-0,84%), Bruxelles (-0,52%) e Londra in parità (-0,1%). Fanno sempre impressione i dati che arrivano dai depositi overnight collocati dalle banche commerciali presso la Banca centrale europea che hanno stabilito un nuovo record a 452 miliardi di euro superando il picco di martedì, quando i fondi messi al sicuro nella Bce per la prima volta avevano superato la soglia dei 400 miliardi di euro. Il livello attuale è ben superiore a quello registrato in piena crisi finanziaria nel 2008: depositi e prestiti overnight sono considerati indicatori di sfiducia, dove le banche preferiscono depositare alla Bce (ricevendo un interesse dello 0,25%) e far prendere denaro a prestito dalla stessa Banca centrale (ad oltre l'1,3%) piuttosto che scambiarselo con le altre banche. Ieri l'euro non poteva non risentire di questo clima ed è scivolato sotto la soglia critica di 1,3 dollari, a 1,2947. ©RIPRODUZIONE RISERVATA