«L'Italia troverà ancora la forza di salvarsi»

ROMA Tutti quelli che fanno il giornalismo lo fanno sperando di dire la verità: anche se è difficile, li esorto e li incoraggio a continuare su questa strada. Un testamento ideale quello che Giorgio Bocca affidò alle nuove generazioni nell'aprile 2008, ricevendo, nella stessa casa di Milano dove si è spento nel giorno di Natale dopo una breve malattia, il premio Ilaria Alpi alla carriera. Ma "l'antitaliano" Bocca alza la voce fino all'ultimo, e nel libro che uscirà postumo per Feltrinelli l'11 gennaio, 'Grazie, no!', Giorgio Bocca protesta contro le scorciatoie del pensiero unico, a cui a suo avviso bisogna rispondere con un secco diniego. La gente oggi è più ricca ma è peggiorata culturalmente e intellettualmente, dice nella video-intervista che accompagna la scheda del volume. E ancora: È una crisi di cui nessuno sa niente, nessuno sa quando è cominciata e come finirà. Mai nella storia dell'umanità si era arrivati ad una oscurità di questo genere. Poi contro il consumismo dominante: bisognerà moltiplicare i consumi, gli investimenti, in una corsa senza fine. La produzione è più importante della vita dell'uomo. Infine contro i tipi alla Marchionne che credono di dire cose intelligenti mentre dicono delle banalità. Bocca ci lascia quindi un pamphlet contro chi si è assuefatto all'Italia di oggi, dove cose che dovrebbero farci indignare passano sotto silenzio, discorsi che non si dovrebbero sopportare sono ormai moneta corrente, idee come minimo discutibili sono invece comunemente accettate. Ed elenca sette punti a cui ribellarsi, sui quali indignarsi. Sono: la crescita folle; la produttività, il nuovo dio; la lingua impura; il dominio della finanza; la corruzione generale; la fine del giornalismo; l'Italia senza speranza. E se è ormai quasi un'abitudine anche l'indignazione, anche il cinico e soddisfatto luogo comune secondo cui l'Italia è ormai perduta, vittima delle sue ataviche tare e dei suoi vizi inestirpabili, Bocca ci ricorda, con l'autorità del testimone e la vividezza del grande cronista, che già altre volte (ultima la guerra partigiana, così vicina e così preziosa) l'Italia fu sul punto di soccombere, ma gli italiani hanno saputo trovare in loro stessi la forza di salvarsi, come scrive la casa editrice nella presentazione al volume.