Il Papa: la pena è doppia nelle carceri sovraffollate

ROMA Non c'è posto, oggi come duemila anni fa, per chi è senza voce, per chi non ha mezzi, prestigio, potere, con queste parole racchiuse nella lettera che un detenuto del carcere di Buoncammino di Cagliari ha inviato al Papa, il ministro alla Giustizia, Paola Severino ha accolto Benedetto XVI nel carcere di Rebibbia. La lettera poi il neo ministro l'ha letta interamente, per far sentire al Pontefice e al mondo la voce dei detenuti, i loro problemi, le loro aspettative. A ricevere Papa Benedetto XVI, insieme al neoministro c'erano il capo del Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria, Franco Ionta, il direttore di Rebibbia, Carmelo Cantone e don Sandro Spriano, da 21 anni cappellano del carcere. Papa Ratzinger ha ascoltato commosso le parole lette dal ministro Severino nella chiesa dedicata al Padre Nostro, poi ha pronunciato un discorso e infine ha risposto a braccio alle domande dei detenuti. Dopo una colazione a base di torta sacher e strudel preparati dai detenuti, il Pontefice ha benedetto l'albero piantato per ricordare la visita e si è congedato con parole d'incoraggiamento: Grazie per l'accoglienza, la luce del Natale sia con voi, perché anche se cadiamo possiamo rialzarci. Amnistia, amnistia, amnistia, hanno gridato i carcerati mentre il Papa andava via da Rebibbia. Forse convinti che qualcosa possa cambiare per le loro condizioni, commossi per aver vissuto momenti di un Natale diverso. Fuori dalle celle, sulle panche della chiesa del carcere, un centinaio di detenuti ha respirato l'orgoglio di non sentirsi più figli di un Dio minore. La visita pastorale di Papa Benedetto XVI ha acceso le loro speranze. Indossavano felpe, giubbotti, maglioni, ma qualcuno si era anche fatto arrivare dalla famiglia l'abito perché anche se siamo in un carcere questo è un grande evento. Uno dei momenti più belli della mia vita - ha detto Fabio, 45 anni, in carcere per spaccio di droga - Lui può fare qualcosa per migliorare le nostre condizioni. Questo Natale qualcuno pensa a noi. Nella chiesa non c'erano solo cattolici. Sono musulmano - ha spiegato Omar, somalo di 30 anni, con le lacrime agli occhi –, ma non dimenticherò mai questa giornata. Benedetto XVI ha suscitato commozione e contentezza e lui ha manifestato gioia per l'accoglienza, ricordando che dove c'è un carcerato, un affamato, lì c'è Cristo che attende la nostra visita. E il Pontefice ha invitato a non badare a chi parla male di noi, magari con ferocia, magari anche contro il Papa: se alcuni sono maldicenti, tanti mostrano amore verso i carcerati come accade – ha raccontato ancora Benedetto XVI – nella mia famiglia papale, in cui alcune suore sono amiche dei detenuti e spediscono loro lettere e pacchi regalo. La visita ai carcerati si è svolta secondo programma con accoglienza calorosa ed emozione tra detenuti, personale e autorità. A Rebibbia, carcere nell'estrema periferia romana, sono stipati 1740 detenuti mentre la capienza delle celle è al massimo per 500. E il Papa l'ha denunciato questo sovraffollamento e degrado che possono trasformare il carcere in una doppia pena, chiedendo alle istituzioni di verificare strutture, mezzi, personale e valutare la possibilità di pene non detentive.E prima del saluto, la Preghiera dietro le sbarre scritta da un carcerato con quell'invocazione: Dio non ti sei dimenticato di me, anche se vivo spesso lontano dalla luce del tuo volto che ha probabilmente ispirato il saluto di Benedetto XVI. (plp) ©RIPRODUZIONE RISERVATA