Cornacchione non rinuncia al suo amato Silvio

UNIVERSITA' DI UDINE Scoppiettante, pungente, dinamico: Antonio Cornacchione torna a teatro; a quattro anni dal fortunato spettacolo "Povero Silvio" ci ricasca. Venerdì 2 dicembre nell'auditorium comunale di Pagnacco, all'interno della rassegna teatrale della Fondazione Luigi Bon, il comico di origine molisana ha presentato in anteprima al pubblico friulano la sua ultima fatica dal titolo "Silvio c'è? Non è una mistero che Silvio Berlusconi sia il suo soggetto teatrale preferito, lo dimostra il continuo dialogo che il comico ha instaurato con l'ormai ex premier durante tutto lo show. Cosa faremo noi comici senza Silvio? - esordisce Cornacchione - è stato per noi fonte continua di ispirazione durante tutti questi ultimi 17 anni, ora con Monti si è tornati alla serietà ed al rigore, ma noi vogliamo rivivere questa serata con la spensieratezza di un tempo: come quando c'era lui. Il ritmo è velocemente salito grazie anche alle divertenti incursioni del comico tra il pubblico che si è lasciato volentieri "maltrattare" dalle sue taglienti battute. Si è parlato di gossip con D'Addario &Co, di informazione, di Vespa e Minzolini, di Brunetta e alla fine Berlusconi è risultato essere uno dei tanti ingredienti dello spettacolo a lui dedicato. Un'ora e mezza di confronto strabico con la realtà italiana con i suoi vizi e virtù, raccontata e cantata magistralmente da Cornacchione e musicata da Carlo Fava, solida figura del teatro canzone, amabile chansonnier, campione italiano in carica degli imitatori di Joseph Ratzinger. I due complici duettando su massimi e minimi sistemi, rileggendo in chiave ironica i tempi curiosi che andiamo vivendo, hanno analizzato temi di scottante attualità. E per concludere hanno omaggiato gli spettatori con una splendida interpretazione del più che mai attuale brano "La Destra e la Sinistra" del grande cantautore Giorgio Gaber, dando un arrivederci al pubblico friulano con una battuta inquietante: "Silvio c'è, sta lavorando dietro le quinte per il bene dell'Italia." Giovanni Pezzetta