In sala gli amici trasversali benedicono il nuovo capo

Franklin Delano Roosevelt e Bob Kennedy; Rainer Maria Rilke e Papa Benedetto XVI. Veltroniano e conservatore, cattolico e calvinista, riformista e tradizionalista. Michelangelo Agrusti si è steso sull'arco costituzionale e le sue espressioni politico-culturali per convincere la platea degli industriali. Lontano dalle maratone retoriche di Ciriaco De Mita, alle quali si era abituato da giovane, ha parlato per venti minuti come una mitraglia, senza sosta, tirando il fiato. E' stato l'ultimo atto di convincimento dei soci di Unindustria, che l'avevano appena eletto con scheda segreta, per rispondere ai mal di pancia non espressi: un presidente troppo politico, troppo ingombrante. A benedire la sua investitura, i toni, quasi epici, di Maurizio Cini e Luigi Campello direttore generale di Electrolux: Agrusti capitano nella tempesta, per il primo, un grande condottiero per il secondo. E poi, a rendere il clima ancora più solenne, standing ovation per Cini, che si commuove e sgrazia ancora di più la sua voce non certo cristallina, e l'inno d'Italia cantato senza accompagnamento dalla soprano in apertura di assemblea. Attorno al nuovo capo degli industriali, gli amici trasversali di ieri e di oggi: da Strizzolo ad Adriano Bomben, da Massimo Calearo, a proposito di ex veltroniani, ad Antonio Pedicini e Isaia Gasparotto. Defilati in sala la moglie e il figlio Marco con due piedi già in Onda communication. La "messa cantata" degli industriali dura a lungo, sfora i tempi e così in sala è un luccichio di Iphone e Ipad che si accendono, sms e mail che imboccano l'etere. C'è chi, come il blogger Sergio Maistrello, consulente pedrottiano, digita una diretta twitter, incupendosi quando il social network di Unindustria, per ragioni di tempo, non viene presentato. E' troppo tardi e tocca a Emma Marcegaglia chiudere la serata e benedire il nuovo corso. Fuori dal teatro la cruda realtà del mercato giudicherà promesse e buone intenzioni. (s.p.) ©RIPRODUZIONE RISERVATA