25 ottobre 2011 —
pagina 09
sezione: Gorizia
Chi sono i black bloc italiani versione 2011? Perché il 15 ottobre hanno messo a ferro e fuoco Roma e, invece, non si sono fatti vedere domenica scorsa in Val di Susa alla manifestazione anti-Tav? Partiamo da "chi sono". L'identikit collettivo delle prime ore dopo gli incidenti romani era tanto consolatorio quanto insufficiente: sono gli stessi ultras che la domenica vanno a fare casino allo stadio, borgatari che, pur di sfogarsi, non distinguono tra le presunte "provocazioni" di un arbitro e quelle del governo e della Bce. Perfetto per questa rappresentazione appariva "er Pelliccia", il giovanotto ripreso da tutte le angolazioni mentre tirava l'estintore contro gli agenti in piazza San Giovanni. Di famiglia piccolo borghese, cresciuto in provincia, da tempo uscito dal circuito degli studi regolari, con precedenti per rissa e droga, ora piagnucola in carcere: con quell'estintore volevo spegnere un incendio. Uno che non si prende nemmeno la responsabilità di quanto ha fatto, quasi fosse Berlusconi che crede che Ruby sia la nipote di Mubarak o Scaiola che s'indigna quando scopre che qualcuno gli ha pagato la casa vista Colosseo a sua insaputa. Poi alcune analisi più attente e soprattutto i video su Internet - tra cui le interviste realizzate a caldo - hanno testimoniato una realtà diversa. Tra quanti tiravano i sampietrini c'erano laureati, diplomati, disoccupati intellettuali di lungo corso o prossimi venturi. Che, mentre ancora si levavano i falò, dichiaravano: "Sono qui a distruggere i simboli del potere perché gli altri mi hanno illuso e hanno distrutto il mio futuro"; "Ho trent'anni, una laurea e un master. Non ho niente da perdere, non ho una vita, non ho un lavoro"; "Questo è solo l'inizio del mio assalto al cielo, se m'arrestano non m'importa. Oggi volevo far capire che non possono chiedermi di pagare anche per questa crisi, alla quale io non ho contribuito"; "Sono venuto da solo, e ho trovato qui tanti altri come me. Abbiamo colpito insieme". Tra questi ragazzi e gli "indignati" c'è l'abisso che divide chi va alla deriva da chi spera di farcela. Per questo motivo li rivedremo in azione solo se la crisi s'approfondirà e farà ancora più male per colpa dell'incapacità di chi ci governa. Inutile dunque cercare i disperati metropolitani di via Merulana tra i manifestanti anti-Tav, dove c'erano invece i militanti dei centri sociali, cioè persone che hanno un progetto politico, per quanto discutibile (e che comunque non hanno rinunciato alla violenza). In posti come la Val di Susa non ci vanno i cani sciolti che hanno avuto una sola occasione per muoversi in branco e l'hanno sfruttata e il cui modo di comunicare con gli altri è condividere su Facebook i video che mostrano quanto sono arrabbiati. Se infatti non c'è alcun collegamento logico tra gli incidenti di Roma e il linciaggio della Sirte di giovedì 20, un'analogia è tuttavia evidente: l'enorme mole di video e immagini raccolta dagli stessi protagonisti. Durante il sacco di Roma, per ciascuno dei black bloc impegnati a sfasciare le auto parcheggiate, bruciare i furgoni blindati della polizia, sfondare con mazze e arieti le vetrine delle banche c'erano decine di coetanei altrettanto black che li fotografavano e li filmavano con i cellulari di ultima generazione. Allo stesso modo, in Libia le prime immagini della cattura e, di fatto, dell'esecuzione di Gheddafi sono finite in rete dopo poche decine di minuti. E da allora un inarrestabile flusso di video arriva alle tv e a YouTube, generosamente alimentato dai tanti rivoltosi anti-regime che, nel luogo dove è stata tolta la vita al dittatore libico, brandivano gli smart phone con altrettanta dimestichezza delle pistole. Certo, nulla meglio di un filmato su un social network soddisfa l'umanissimo desiderio di dire "io c'ero" e certifica imprese di ogni natura. Ma quei video, nel caso di Roma, consentono ora alle forze dell'ordine di individuare i più violenti e, a noi, di capire meglio chi sono. Rispetto a quanto accadeva in altri tempi, non sono risultati da poco. c.giua@kataweb.it