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Consob: la Fiat spieghi il piano industriale

ROMA Anche la Consob - l’Autorithy incaricata di tutelare investitori e risparmiatori - incalza la Fiat sul piano industriale chiedendo di fare rapidamente chiarezza sui progetti di riorganizzazione delle attività italiane del Gruppo e sul futuro degli impianti, in particolare Mirafiori. All’indomani dello sciopero della Fiom, che aveva al centro la richiesta di conoscere i dettagli di Fabbrica Italia (mentre finora sono state tre le fabbriche chiuse), anche l’autorithy presieduta da Vegas contesta a Marchionne di aver fatto annunci contraddittori sul destino degli impianti, perchè nella valutazione del titolo in Borsa incidono anche le concrete scelte di politica industriale. La Consob non intende attendere troppo a lungo il chiarimento auspicato, al massimo entro la prossima settimana. Nel mirino una serie di dichiarazioni aziendali contrastanti tra loro. Solo per lo storico stabilimento di Mirafiori, dopo mesi di incertezza è stato comunicato che la missione produttiva sarà un suv a marchio Jeep. Giorgio Airaudo, responsabile auto della Fiom, non è stupito dalla lettera della Consob perchè «pensiamo che il piano industriale della Fiat sia un piano reticente, con molte omissioni, non conosciamo né i prodotti né il tempo degli investimenti». Nella Consob «che fa il suo mestiere, mentre noi facciamo il nostro, indirettamente troviamo conferma che la Fiat dovrebbe dire di più al Paese». Ammette l’esistenza di diversi problemi anche il segretario nazionale Fim-Cisl, Bruno Vitali, uno dei sindacati firmatari degli accordi con Fiat: bisogna «fare un tagliando al piano, stiamo già chiedendo da un po’ di fare il punto della situazione. Crediamo che sia necessario». La Uilm invece difende il Lingotto perché «il piano risulta risulta confermato» . La Consob chiede chiarimenti per colpa della Fiom «che alimenta voci su un probabile disimpegno» della Fiat. La Confindustria, fresca di fuoriuscita della Fiat dai ranghi, mantiene un profilo prudente. Emma Marcegaglia spiega che si tratta di una «decisione che riguarda un’azienda. Non conosco i temi, preferisco non parlare». Invece Stefano Fassina, responsabile economia e lavoro del Pd coglie l’occasione per contestare la politica del Lingotto: la Consob chiede chiarimenti sul piano di sviluppo «così come abbiamo fatto e continuiamo a fare noi da mesi se non da anni. Non erano infondate le nostre richieste, e dei sindacati, di una maggiore chiarezza sulle reali intenzioni di sviluppo in Italia e in Piemonte». (v.l.) ©RIPRODUZIONE RISERVATA