Nel cuore della psicanalisi fra noia e lampi di violenza

A dangerous method di David Cronenberg Cast: M. Fassbender, K. Knightley, V. Mortensen, V. Cassel. Drammatico. 93' di Gian Paolo Polesini Il conservatore Freud e l'innovatore Jung, esploratori della psiche d'inizio Novecento, fra aspirate di sigaro e bulimici carteggi, oscillano dentro una rivoluzione a tre delle scienze umane. Cronenberg filma. Ci aveva già provato Roberto Faenza (Prendimi l'anima). Il canadese di Toronto (firma roba forte come La mosca, eXistenZ, A History of Violence) ha più peso specifico, si può permettere un sì da Keira Knightley, da Viggo Mortensen e da Michael Fassbender, e gode di vaste platee. Un artistico ripasso di quel che la storia ci lascia in eredità; pensieri, intuizioni, folgorazioni circumnavigando le sessuali pulsioni. Freud predicava una certa linea medica ben delineata con scarse possibilità di tracimare altrove, il più giovane sperimentatore Jung - sebbene addottasse le metodologie freudiane - voleva spingersi dove nessuno aveva mai osato. E si spezza l'incanto. Un cinema di parola, così come la parola è la terapia per strappare i fantasmi dalle menti confuse. Non sono permesse distrazioni. La selva è oscura e se ti perdi rischi la noia. Strano, non ce l'aspettavamo dal vecchio David. Le mail avrebbero sveltito la pratica. Con la lettera in affanno da Vienna a Zurigo si è perso pure il regista, affascinato dal pennino filante sulla carta. L'arrivo della pazza Sabina Spielrein nella clinica svizzera di Jung consente allo psicanalista e antropologo di addentrarsi nel magma degli choc infantili. Il padre picchiava duro e lei ne godeva. L'abbattimento delle barriere è sul punto di esplodere, Jung si ritrova con una paziente guarita, innamorata, affamata di cinghiate e di sesso. Il suo primo sesso d'esordio nel mondo. A casa la moglie dello specialista inizia a sfornare pargoli, Sabina abbraccia la passione medica e il ménage subisce scossoni, nuovi baci e altre lacrime. La violenza squassa contenuta, lampi che rientrano nella pacifica quotidianità di tradimenti sofferti. Keira, senza pirati fra i piedi, sfoggia un incredibile carosello emozionale con veloci cambi di maschera, Fassbender e Mortensen trattengono gli slanci, conformandosi nei tratti degli emeriti professori, Cassel (non ci eravamo dimenticati di lui) spadella il cameo di un collega squinternato dalle frequenti erezioni. Un passo felpato in una storia fondamentale, da quel principio di secolo in poi qualcosa è cambiato sul lettino dell'analista. Un pedagogico nudo e crudo. Che smette di girare in testa appena si riaccendono le luci. ©RIPRODUZIONE RISERVATA