Isonzo, il Consorzio lancia l'allarme: serve una nuova diga

di Piero Tallandini wGORIZIA L'arrivo della pioggia negli ultimi due giorni ha posto fine a un periodo di quasi tre settimane caratterizzato da temperature africane e siccità che hanno messo a dura prova le colture. Una situazione di difficoltà che si somma all'emergenza grandine che la categoria, e in particolare i viticioltori, ha dovuto affrontare in luglio con danni da milioni di euro per i vigneti colpiti. Insomma, non è stata un'estate facile per il mondo agricolo isontino ma se la grandinata record ha rappresentato un evento eccezionale, il problema della ridotta capacità idrica a disposizione per irrigare le colture è invece una costante ormai da anni. Problema legato inevitabilmente alla gestione dei bacini idrici sloveni. L'approvvigionamento d'acqua a scopi irrigui per l'intero comprensorio – sottolinea il presidente del Consorzio di bonifica pianura isontina Enzo Lorenzon – è strettamente legato alla sola ed unica fonte che è l'Isonzo, la cui sopravvivenza fluviale è connessa e dipendente dalla gestione degli sbarramenti idroelettrici in Slovenia, e quindi anche il fabbisogno per l'irrigazione è condizionato da questa gestione. L'alveo italiano è soggetto a sensibili escursioni di portata giornaliera dovuta al particolare utilizzo dell'invaso idroelettrico di Salcano, situato appena oltre confine. Il rilascio d'acqua avviene con sensibili sbalzi giornalieri di portata e del livello del fiume, tali da rendere difficoltoso l'esercizio dell'irrigazione nella parte nord del comprensorio, l'Agro Cormonese, e critico l'esercizio nella parte sud, l'Agro Monfalconese. Secondo Lorenzon serve allora realizzare un bacino di rifasamento, una sorta di bacino "polmone" che consenta di "immagazzinare" l'acqua per renderla disponibile con continuità nell'arco della giornata. ©RIPRODUZIONE RISERVATA