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Rimpasto rinviato, governo sotto tiro

di Gabriele Rizzardi wROMA Il rimpasto può attendere. Nel giorno in cui i mercati bocciano la manovra economica, il governo prova ad arginare la rivolta popolare presentando un disegno di legge costituzionale che dimezza il numero dei parlamentari e riduce i costi della politica e Pier Luigi Bersani chiede di andare subito al voto, Silvio Berlusconi sale al Quirinale per un difficile faccia a faccia con il capo dello Stato. L’incontro, che dura più di un’ora e al quale partecipa anche Gianni Letta, serve a Giorgio Napolitano per ricordare al premier che, indipendentemente dalle risposte dei mercati, l’emergenza non può dirsi davvero finita e lo sforzo di coesione nazionale salutato da tutti come un miracolo va mantenuto attraverso un confronto sul merito. Berlusconi, non più disposto a subire il “commissariamento” del Colle, si presenta all’appuntamento cercando di scacciare i fantasmi di qualsiasi ipotesi di governo tecnico o di transizione e, forte anche dei 34 voti di scarto con cui la maggioranza ha ottenuto la fiducia alla Camera sulla manovra, ripete che l’alleanza con la Lega è «indissolubile», promette che «convincerà» Bossi ad andare avanti e conferma che il governo arriverà alla fine della legislatura. Parole che non avrebbero convinto fino in fondo Napolitano per il quale è necessario «tenere alta la guardia». Il timore è che la maggioranza, sempre più divisa e non solo sulla giustizia, non regga l’urto di una crisi che non ha ancora allentato la presa sull’Italia e il capo dello stato avrebbe chiesto al premier precise rassicurazioni. Ma al Quirinale non si è parlato solo di manovra e crisi finanziaria. Oggi Angelino Alfano farà il suo esordio da neo segretario del Pdl ed ha fretta di avere le mani libere per potersi dedicare al rilancio del partito. Ma è probabile che ancora per un po’ sia costrettoa tenere il doppio incarico perché il nome del suo successore alla Giustizia ancora non è stato trovato. Il Cavaliere si è presentato da Napolitano con una rosa di nomi ma quando è tornato a palazzo Grazioli su nessuno di questi nomi c’era l’ok del presidente della Repubblica. Oltre alle candidatura di Renato Brunetta, che sarebbe stata esclusa perché avrebbe dato il via ad un complicato valzer di poltrone, Berlusconi avrebbe ventilato i nomi di Francesco Nitto Palma, Donato Bruno, Anna Maria Bernini, Enrico La Loggia (apprezzato anche dalla Lega per come ha gestito la bicamerale sul federalismo) e l’ex pm Carlo Nordio. Il rebus sul successore di Alfano, insomma, non è ancora risolto. Di rimpasto si è parlato anche ad Arcore durante la cena tra Berlusconi e Bossi (con il giro di poltrone, il leader della Lega avrebbe potuto piazzare il suo pupillo, Marco Reguzzoni, alle Politiche Comunitarie lasciando al maroniano Giacomo Stucchi il posto di capogruppo della Lega a Montecitorio). Il voto sull’autorizzazione all’arresto di Alfonso Papa che ci sarà domani alla Camera e che preannuncia una Lega divisa, il decreto legge sui rifiuti e il rifinanziamento delle missioni italiane all’estero sono stati i nodi che il Senatùr e il Cavaliere hanno provato a sciogliere.Il leader della lega e il premier troveranno la “quadra”? Nell’attesa di conoscere la risposta, le opposizioni fanno notare che la boccitaura della manovra da parte dei mercati significa che a non essere credibili non sono le singole misure ma è Berlusconi. Pier Ferdinado Casini chiede al premier di «riflettere» sulla opportunità di andare avanti ma frena sul governo tecnico e insiste su quello di unità nazionale. Bersani spiega, invece, che il problema è Berlusconi e assicura che la strada maestra è il voto: «Quando arriva il momento siamo pronti». ©RIPRODUZIONE RISERVATA