Il dopo Tettamanzi nel segno di Scola «Ho detto sì al Papa»

di Mariaelena Finessi wCITTA' DEL VATICANO In 20 secoli di storia due arcivescovi di Milano sono diventati pontefici: Pio XI e Paolo VI. Di un terzo, da sempre considerato "papabile", si sta parlando in questi giorni a motivo, guarda caso, della sua nomina alla guida della diocesi ambrosiana. È il cardinale Angelo Scola, da nove anni alla guida del Patriarcato di Venezia, chiamato ieri da Benedetto XVI a guidare la diocesi del capoluogo lombardo al posto del cardinale Dionigi Tettamanzi che ha presentato a Ratzinger la rinuncia per raggiunti limiti di età. L'ormai ex Patriarca, dalla città di san Marco ha spiegato alla comunità veneziana di aver accettato per obbedienza a Benedetto XVI: Potete ben capire come non sia facile per me darvi questa notizia. E proprio per questo saprete essere magnanimi nei miei confronti. Vi dico semplicemente che ho accolto la decisione del Papa perché è il Papa. Una notizia, comunicatagli da Ratzinger alcuni giorni prima ma che trova il suo cuore, ha detto Scola, ancora oggi in un certo travaglio. Amico e discepolo di monsignor Luigi Giussani, ideatore del movimento Comunione e Liberazione, Scola è stato co-fondatore nel 1972 dell'edizione italiana di Communio, la rivista teologica internazionale voluta da un gruppo di teologi come Hans Urs von Balthasar, Henri de Lubac e lo stesso Ratzinger quale contrappunto conservatore a Concilium, la rivista dell'ala progressista del Concilio Vaticano II. Ecco spiegato come mai la scelta di Benedetto XVI sia caduta sul cardinale Scola, di cui tutti apprezzano una certa poliedricità mentale che s'accompagna alla semplicità dei modi. Figlio di un camionista e di una casalinga, il neo arcivescovo di Milano ha avuto una brillante carriera ecclesiastica: Consultore, dal 1986 al 1991, alla Congregazione per la Dottrina della Fede quando l'allora Cardinale Joseph Ratzinger era a capo della struttura vaticana, è Scola ad aver suggerito al Papa tedesco di prendere in considerazione l'idea, già nata in Giussani, di un dicastero dedicato alla nuova evangelizzazione. E senza precedenti è la scelta di Benedetto XVI di spostare il Patriarca di Venezia a Milano: prima di oggi i patriarchi che non andavano in pensione di fatto lasciavano la Serenissima solo per indossare la tiara, come è successo a Pio X, Giovanni XIII e Giovanni Paolo I. In altri termini è la stima che per lui nutre Ratzinger ad aver aperto invece a Scola il varco per Milano. Una nomina che ha un valore maggiore se si considerano le resistenze interne alla Curia ambrosiana che desiderava un candidato che non fosse di Comunione e Liberazione e poi che potesse governare l'episcopato per almeno 10 anni. Scola, invece – votato da 19 vescovi su 30 -, a novembre compirà 70 anni e ciò vuol dire che alla cattedra di Sant'Ambrogio potrà restare al massimo 7 anni. Dalla sua il cardinale ha però la sintonia, sotto il profilo teologico, con l'attuale pontificato. Conferma di come Benedetto XVI orienti le sue nomine sulla base della vicinanza al pensiero dei prescelti. In più, Scola ha una personalità estroversa ed una prospettiva globale del mondo tanto da potersi dire l'unico interlocutore vero dell'Islam, al quale ha lanciato un ponte attraverso la Fondazione Oasis, creata nel 2004 anche per promuovere la solidarietà tra i cristiani in Medio Oriente, altro tema nell'agenda di Ratzinger. ©RIPRODUZIONE RISERVATA