UNA DIETA PER LO STILE DI VITA

di GIANFRANCO BETTIN Siamo ciò che mangiamo: la buona, vecchia sostanza materialistica di un'antica sapienza, che fornisce la traccia più secca (e forse più… appetibile) fra quelle proposte ieri ai maturandi, sembra contraddetta da quell'altra, suggerita da una citazione di Warhol, dunque modernissima, sulla "fama" a cui ormai tutti possiamo ambire almeno per quindici minuti. In realtà, le due massime convivono benissimo nel nostro presente. La prima allude alla nostra costituzione naturale, la seconda al peso dell'apparenza, e agli sforzi che profondiamo per avere il potere di essere, agli occhi degli altri, qualcosa che assomigli alle nostre ambizioni, che ci dia riconoscibilità, visibilità (ciò che oggi coincide, per molti, con l'esistenza tout court). C'è da chiedersi se siano preparate, le nuove generazioni, a misurarsi con queste tracce, e dunque con la complessità tematica che implicano. In realtà la domanda riguarda soprattutto la capacità della nostra scuola di preparare a questioni del genere, crucialissime oggi. Educare al cibo, ad alimentarsi correttamente, all'idea stessa di "dieta" che, fin dall'etimo della parola, allude a uno stile di vita e non solo all'alimentazione, sarebbe un compito primario di ogni agenzia educativa, famiglia in primis. La scuola vi dovrebbe prestare attenzione sistematica e investimenti adeguati. Sappiamo bene che non è così. Che il compito è soprattutto affidato alla buona volontà dei singoli insegnanti o dirigenti di istituto. Così, in questi anni essi sono stati prevalentemente sostenuti dalla crescita di un diffuso movimento per ristabilire valori, priorità e contenuti alimentari connessi alla ricerca e alla promozione di nuovi stili di vita, più sani, più tesi alla sostenibilità (sia nei confronti delle persone che dell'ambiente naturale e del sistema socio-economico). Occorre leggere tutto questo, dunque, dietro la stringata traccia proposta. Forse, proprio seguendone questo profilo basso e verace i maturandi avranno potuto sviluppare più adeguatamente il tema. Così come seguendo la propria diretta esperienza molti avranno potuto ragionare sulla profezia di Warhol. Gli esempi di una "fama" vissuta da tanti per "quindici minuti", e gli strumenti per accedervi, sono infatti sotto gli occhi di tutti oggi. Sia nei media generalisti, a partire dalla tv, sia nei nuovi media, in particolare nei social network, non si contano ormai i "personaggi" fioriti e bruciati in breve tempo, per i motivi più disparati. Dai "talent show" ai programmi "carrambati", dalla cronaca nera e/o grottesca alle gesta locali cantate dalle emittenti di territorio, dalle curiosità e dalle "imprese" dilaganti su You Tube o comunque nella Rete ai "famosi per caso" e ai metodici costruttori della propria notorietà sui blog e in Internet: sono molte le possibilità di inverare la profezia di Warhol. Sono ancora pochi, invece, gli strumenti e le risorse dedicate a insegnare a orientarsi in questa giungla di vecchi e nuovi media. Non tanto per usarli efficacemente al fine di conquistarvi fama ma soprattutto per vagliarvi le informazioni attendibili, e dunque anche per riconoscervi le "celebrità" che hanno un senso. Per introdurre una scala di valori più autentici nel turbinio di tanti spesso effimeri. Riconoscere il valore nutritivo di un buon cibo per la mente è importante quanto riconoscere quello di un buon cibo per la gola. ©RIPRODUZIONE RISERVATA