Berlusconi: fino al 2013. Bossi: vedremo

di Gabriele Rizzardi wROMA Stare a palazzo Chigi e fare il presidente del consiglio in un momento così complicato, vi assicuro che è un grande sacrificio, grandissimo, Silvio Berlusconi chiude la verifica parlamentare chiesta da Napolitano assicurando che il governo è forte e ha i numeri per andare avanti. Ad ascoltare il premier, che ripete alla Camera quel che ha detto il giorno prima al Senato, questa volta c'è anche Umberto Bossi. E il Cavaliere lo coccola. Gli si avvicina e gli stringe affettuosamente il braccio. Il leader della Lega alza il dito e applaude battendo la mano sul banco del governo. Dai banchi dell'opposizione si leva un coro ironico: Bacio, bacio.... Berlusconi ripete in aula che al suo governo non ci sono alternative e promette la riforma del fisco prima dell'estate. Poi apre ai moderati dell'opposizione, cioè all'Udc, e assicura che le riforme si possono fare insieme. La Lega è soddisfatta? Non esattamente. E la conferma arriva proprio da Bossi: Il discorso di Berlusconi? Bello, a parole... adesso aspettiamo i fatti. E se il Senatùr non si spella le mani, Tremonti resta fermo ad ascoltare senza mai applaudire, come ha fatto anche il ministro dell'ambiente Stefania Prestigiacomo. La lieta sorpresa per Berlusconi arriva invece da Antonio Di Pietro, che ieri (dopo aver parlato fitto fitto con il Cavaliere durante una pausa dei lavori) ha deciso di dividere a metà il suo intervento. Una parte contro il governo: Sfido Berlusconi ha portare in Parlamento provvedimenti che servano al paese e non più leggi ad personam. E una parte contro Bersani e Vendola: L'opposizione non ha un programma e non ha un leader. Bersani ci deve convocare per creare una vera alternativa e le primarie al buio non servono. Berlusconi ascolta con attenzione e annuisce. Poi gli scrive un biglietto: Ho seguito con interesse il suo intervento. Complimenti!. Dai banchi del Pd, invece, solo silenzio e imbarazzo. Qualcuno perde la pazienza e grida: Hai fatto l'accordo con Berlusconi?. Il risultato è che ad attaccare il governo sono solo Bersani e Casini. Il segretario del Pd va giù duro: Da mesi e mesi il governo è un motore spento. E quelle di Berlusconi, che con i "responsabili" ha ottenuto il premio di transumanza, sembrano promesse che gli studenti fanno il primo giorno di scuola. Ma ce n'è anche per Di Pietro: Riunioni ne faremo finché vorremo, ma l'alternativa sta in una riscossa civica e morale che affronti i problemi che abbiamo davanti. Contro il Cavaliere si scaglia anche Casini, che lo accusa di aver impostato il Pdl sul culto della sua persona: L'Udc non è in vendita. Siamo disponibili a prendere in considerazione solo un governo di unità nazionale. E Berlusconi getta la spugna: Con Casini ormai il capitolo è chiuso. ©RIPRODUZIONE RISERVATA