Donne saudite al volante Sfida al divieto di guida

ROMA C'è chi ha accompagnato i figli a scuola. Chi si è recata in ospedale. E chi come Nassaf, nella notte, con indosso il niqab, il velo nero che lascia scoperti solo gli occhi, si è diretta verso un supermercato di Riad. Nassaf - questo il nome "postato" su YouTube - è stata la prima a mettersi al volante, sfidando il divieto di guida imposto alle donne nel regno Wahabita. Le adesioni non sono tardate ad arrivare e ieri, nell'Arabia Saudita dei tabù, sono state tantissime le protagoniste di una disobbedienza civile dai toni fermi ma pacati. Nella primavera araba che ha solo lambito le coste del gigante del petrolio, le donne hanno risposto in massa alla protesta lanciata sui social network da "Women2drive", dando vita alla prima manifestazione ufficiale dal 1991, quando a iniziare il braccio di ferro fu un gruppo di pioniere velate. Il velo l'hanno indossato anche ieri le donne di Riad. Si sono fatte accompagnare da un uomo e sul cruscotto esponevano la foto del sovrano. Perché, come hanno spiegato le organizzatrici, la battaglia non si combatte contro re Abdullah e il suo regime, ma contro un pregiudizio misogino, che affonda le sue radici nei precetti religiosi e che rischia di mandare al collasso più di un bilancio familiare. Se è vero che una fatwa recita permettere a una donna di guidare significherebbe provocare un miscuglio di generi che la metterebbe in serio pericolo e porterebbe al caos sociale, è vero anche che per spostarsi, il popolo rosa dell'Arabia Saudita è costretto a pagare circa duemila riyal a un autista privato o a supplicare mariti, fratelli e figli. La tolleranza è finita: lo sanno bene le forze dell'ordine, che ieri hanno chiuso un occhio senza creare problemi alle manifestanti, che hanno ancora vivo nel cuore l'esempio di Manal Sharif, la donna arrestata a maggio per aver caricato su YouTube un filmato che la ritraeva alla guida. Sharif, che è stata rilasciata dopo aver ritrattato, ha però incassato la solidarietà del Paese: oltre tremila persone hanno firmato un petizione in suo favore, mentre sulla sua pagina Facebook il numero dei sostenitori ha raggiunto quota 24mila. E' il suo il volto simbolico della rivoluzione che sfreccia sulle quattro ruote. Le donne dell'Arabia Saudita stanno ispirando le donne di tutto il mondo e ispirano anche me. Salute, ha detto la diretta interessata, mentre i commenti hanno rischiato di intasare Twitter e Facebook: in migliaia - mariti compresi - si sono autodenunciate e il tam tam è arrivato fino alla cittadina orientale di Damman. Da Amnesty International è arrivato un appello alle autorità affinché le donne non vengano più discriminate, mentre il segretario della Cgil Susanna Camusso ha definito quella di ieri una "giornata storica". (b.c.) ©RIPRODUZIONE RISERVATA