"Stranieri?" alla Pepe: l'umanità rispunta dal buio di una cantina

UDINE Dieci ragazzi, dieci giovani attori alla fine del loro percorso formativo per uno spettacolo che racconta una drammatica realtà di emarginazione e sfruttamento, di solitudine e migrazione. I ragazzi, cinque maschi e cinque femmine, arrivano da Zurigo, dalla Scuola Teatro Dimitri; lo spettacolo è Stranieri?, curato da Daniel Baush e diretto da Farid Bentoumi, presentato alla Nico Pepe nell'ambito di UdinEstate. È, il loro, un saggio, il compendio di tutte le abilità che hanno sviluppato nel corso degli anni si scuola (recitazione, movimento, danza, canto), ma è anche uno spettacolo vero, di poche pretese scenografiche, con termine desueto si direbbe povero, eppure carico di quella verità di contenuti e di portato emotivo che è proprio dell'atto scenico più autentico e comunicativo. Siamo nella cupezza di uno scantinato; accostati alle pareti, come in colorato caravanserraglio, i posti letto, delimitati da lenzuola e pezzi rabberciati di stoffa, in un angolo il gabbiotto del servizio e nell'altro un fornello per preparare il cibo, al centro un grande tappeto, luogo dell'incontro e delle confessioni. Qui vivono ammassati dieci clandestini, provengono dalle aree povere del continente, sono arabi, nordafricani, dell'Est europeo. Vivono nella speranza di un lavoro, di una legatlità che li faccia sperare in un futuro migliore. Intanto, trascorrono le giornate nella fatica di una quotidianità squallidamente connotata da quel tugurio che li fa comunque sentire vicini, solidali, complici. E quando viene la notte, lo spazio si anima dei loro sogni, delle loro aspettative. E sono toccanti numeri a due, o piccoli a solo, coreografati con gusto e felicità inventiva, a dire di un'umanità e una giovinezza ferite ma non dome. Raccontano storie di miseria e speranze, di fughe e nostalgie, esprimono una voglia di vivere che le ingiustizie patite non riusciranno a soffocare. Quello che emoziona in questo lavoro è la verità (anche ingenua se vogliamo, il che però non guasta, anzi!) che i dieci applauditissimi interpreti riescono a creare e trasmettere. (r.c.) ©RIPRODUZIONE RISERVATA