LA PROTESTA È COMINCIATA DALL'ACQUA

di GIANFRANCO BETTIN E' dall'acqua che tutto è incominciato. Non solo il tutto della vita, che, com'è noto, vi ha mosso i primi passi, ma, più vicino a noi, il "tutto", il più, di questa nuova stagione politica. Sono stati, cioè, i quesiti referendari sull'abrogazione dell'affidamento del servizio idrico a operatori privati e del calcolo della tariffa secondo logiche di mercato (comprendenti il profitto d'impresa) a suscitare, all'atto della loro proposizione, un enorme mobilitazione che, in poco tempo, ha battuto ogni record nella raccolta di firme e, soprattutto, ha reso visibile un grande, ramificato movimento civile presente ovunque, reclamante un nuovo ruolo e un nuovo peso per i servizi di interesse pubblico. Fukushima era di là da venire, e Chernobil sembrava lontanissima, mentre sul legittimo impedimento, la propaganda governativa rimestava nella solita evocazione del giustizialismo e delle "toghe rosse". Così è stato soprattutto il tema dell'acqua a suscitare discussione, passione, partecipazione. Non si contano i comitati sorti in tutta Italia per raccogliere le firme, ma essi non sono che l'esito di un movimento che li precede, che da tempo ha messo al centro del proprio interesse la riscoperta dei beni comuni e della loro gestione pubblica (anche in forme innovative e non è un caso se un recente premio Nobel per l'economia è andato a una grande studiosa di questo tema, Elinor Olstrom). Un movimento trasversale, che ha visto e vede agire insieme parroci e no global, pubblici amministratori e ricercatori, gruppi di base ed esperti di "commons", economisti ed ecologi, avanguardia di un radicale rinnovamento del linguaggio e dei contenuti dell'azione collettiva tuttora in corso e per niente estraneo ai cambiamenti anche elettorali appena registratisi. 6