17 maggio 2011 —
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sezione: Attualità
di Pietro Criscuoli wROMA Duro colpo per Silvio Berlusconi nel cuore del suo regno. Capolista per il Pdl, comizi a profusione, show, polemiche in prima persona, attacchi di ogni ordine e grado. Risultato: a Milano è in netto vantaggio il candidato del centrosinistra, Giuliano Pisapia (47,99), mentre Letizia Moratti (41,59), sindaco uscente, vincitrice al primo turno nel 2006 con il 52 per cento, è costretta a rincorrere e a giocarsi tutto in un ballottaggio ad alto rischio. Torino va a Piero Fassino al primo colpo (56,88 contro il 27,04 di Michele Coppola, Pdl). Bologna, a scrutinio non ultimato ma vicino alla conclusione, ha Virginio Merola (Pd) sindaco al primo turno (50,71) con il leghista Manes Bernardini al 30,20. A Napoli invece il berlusconiano Gianni Lettieri si ferma al 38,25, ma la sorpresa è Luigi de Magistris (Idv), 26,86, che "brucia" Mario Morcone, del Pd, fermo al 20,14. Nei comuni capoluogo del Nord il Pdl perde in 14 realtà, meno Novara, lasciando sul terreno un terzo del suo elettorato. La Lega idem: in 14 capoluoghi, eccetto Bologna, subisce arretramenti. Disfatta del Pdl. La sconfitta bruciante del Cavaliere assume i tratti di un distacco profondo un po' ovunque. A Torino venticinque e passa punti dal vincitore al primo turno, Piero Fassino. A Bologna più di trenta. A Napoli, nonostante l'autostrada del disastro rifiuti della giunta di centrosinistra, il candidato Pdl non arriva al 40. Perde anche a Olbia (candidato uno dei medici personali del Cavaliere). Va bene invece al Sud (conquista Campobasso ed è in vantaggio a Catanzaro e Reggio Calabria), dove si temeva un riflusso anti-leghista. A Milano, rispetto alle politiche 2008, il Pdl perde più di 7 punti, 12 a confronto delle comunali 2006. A Bologna si attesta intorno al 16, 18 a Torino. Il Pd riprende vita. Bersani voleva due vittorie al primo turno (Bologna e Torino) e due ballottaggi (Milano e Napoli). Indovinato, eccetto che a Napoli il ballottaggio va all'Idv. Ma in generale appare un partito solido, che riesce ad avanzare dove si presenta con volti affidabili (Fassino) o spostati a sinistra (quel Pisapia che alle primarie sconfisse il candidato di Bersani). E vince anche in una città come Bologna che viene da un sindaco di centrosinistra travolto da uno scandalo. Grosso risultato anche a Cagliari, da tempo di centrodestra, dove il candidato di sinistra sfiora il 50 per cento. Come voti di lista il Pd non ottiene sfondamenti al Nord. Ma mai come questa volta riesce a cambiare trend. Però ora ha il problema di una vitalità a sinistra e di un rapporto irto di incognite con il Terzo polo. Il problema della Lega. Aver seguito sempre Berlusconi è costato caro alla Lega Nord. I tam tam riferiscono di un Bossi "nero". A Milano perde due punti e mezzo, a Bologna non supera il Pdl e rimane al 10. Intorno al 6 sia a Torino che a Trieste. Insomma niente di buono al Nord, nelle grandi città, anche se conferma il suo stato di salute a Treviso (31). Ma soprattutto ora si interrogherà sull'alleanza con un Berlusconi perdente. Il flop del Terzo polo. Nonostante il gran battagliare nel "Palazzo", il polo centrista di Fini, Casini e Rutelli non regge la prova elettorale. Sul 5 per cento a Torino, idem a Bologna (dove arriva quarto dopo i "grillini") e a Milano, mentre a Napoli si sospinge al 9 per cento. Ovunque sostanzialmente irrilevante, salvo un parolina che potrebbe dire per i ballottaggi di Milano e Napoli. Il progetto comunque non attira voti, neanche davanti a una débacle del Pdl. Beppe Grillo avanza. Il successo del Movimento Cinque Stelle si conferma un po' ovunque. A Bologna la performance migliore, con un 10 per cento che significa il doppio del Terzo polo di Fini e Casini. A Torino il 5, a Milano poco meno del 4. Ma dà segnali di vitalità anche ad Arezzo (6,4), trieste (6,1), Ravenna (8,8), Novara (6,3), mentre a Napoli non va oltre l'1,7. La spinta dell'Idv. Il partito di Antonio Di Pietro si mostra in buona salute ovunque, non solo al Sud. E ottiene un risultato clamoroso con Luigi de Magistris a Napoli, uno dei suoi esponenti di spicco, uomo che viene da inchieste scottanti sugli intrecci tra malavita e politica. Di Pietro legge i risultati e arriva alla conclusione che l'alleanza Pd-Idv-Sel (il movimento guidato da Nichi Vendola) può preparare un governo di alternativa. Vendola ottimista. «Il vento sta cambiando in Italia, si è aperto un varco nel berlusconismo», dice il governatore della Puglia. «L'Italia manda a dire tutto il proprio disagio e l'insopportabilità della politica berlusconiana». Sinistra, Ecologia e Libertà mantiene la sua consistenza nell'area di sinistra in quasi tutte le realtà. A Bologna ottiene poco meno del 10 per cento, il 5 e passa a Torino, il 4,6 a Milano. Cresce il non voto. Non è uno smottamento epocale, ma uno dei più importanti partiti italiani, quello di chi non va a votare, continua a crescere. Per le comunali ha votato il 71,09 per cento (1,76 in meno) e per le provinciali il 59,63 (1,25 in meno). Ci sono casi come Torino e Milano in cui c'è stata una controtendenza, ma in generale il logoramento è diffuso, in particolare al Sud (eccetto la Sardegna). Nei capoluoghi di provincia si segnalano crolli di partecipazione del 12 per cento (Pordenone) e dell'8 (Reggio Calabria), ma in generae si attestano attorno al 2-3 per cento. ©RIPRODUZIONE RISERVATA