ARCHIVIO Messaggero Veneto dal 2003

Sunsplash, i retroscena di un addio

di GIAN PAOLO POLESINI

UDINE. Sunsplash è ormai un affare spagnolo. Quindici anni italiani sono bastati e avanzati per renderlo un happening cult, e non soltanto nei covi rasta del pianeta. Nel 2009 il distacco, il raduno d’un botto sradicato dal parco Rivellino di Osoppo e calamitato da Benicàssim, in terra valenciana. Il popolo ha impostato un nuovo indirizzo ed è addirittura raddoppiato. La foto ricordo l’ha scattata il film-maker romano Tommaso D’Elia, riavvolgendo un nastro - si fa per dire, l’opera è ovviamente in HD e s’intitola Exodus - Finding Shelter, il cui trailer sta spopolando su Repubblica.it (venerdì sera al Visionario) - sul come e sul perché un festival acchiappasoldi, nonché l’ombelico del mondo reggae, abbia ricevuto una pedata nel sedere. «La risposta è facile - dice subito D’Elia - e c’entra con la legge. Per la precisione l’articolo 49 della Fini-Giovanardi sull’uso di sostanze stupefacenti leggere, come hashish e marijuana. A seguito di ciò il presidente dell’associazione che promuove il festival è finito sotto inchiesta. E la serranda chiusa».
- Supponiamo, quindi, le sia balzata in testa l’idea di documentare proprio quell’evento svanito.
«Per raccontarla tutta, i primi approcci col Rototom sono antecedenti. Nel 2003, agli albori della guerra in Iraq, giro un reportage in Giordania sulla classe media araba. I ragazzi di Spilimbergo in qualche modo scoprono il lavoro e mi propongono una proiezione in Friuli».
- È stato a farsi un giro a Osoppo?
«Certo. Senza cineprese, però. Diciamo da curioso, ecco».
- Effetti collaterali?
«Be’, è un posto pazzesco. Una babele, un luogo di tutti, cinesi, americani, australiani, neri, più o meno ogni razza, ogni continente aveva un suo simbolico personaggio».
- Arriviamo al momento della creazione.
«Il trasloco spagnolo, diciamo, ha seminato eco ovunque. Butto giù lo script e lo propongo alla Paneikon, una nota casa di produzione di docu-film, con la quale stringo da tempo un solido patto di collaborazione. Mi danno l’okey con entusiasmo e carico nella borsa gli aggeggi del mestiere»
- Un viaggio in quante tappe?

«Location varie. Il Friuli, ovvio, l’Abruzzo, Roma e la Spagna. Siamo anche penetrati con tanto di autorizzazione nelle sale di palazzo Chigi per mettere il microfono in bocca al sottosegretario Carlo Giovanardi, agli onorevoli Della Vedova (Fi) e a Debora Serracchiani (Pd). Come vede il commento è multiplo, in par condicio».
- E la politica che dice in merito?
«Non soltanto quella romana si rammarica della perdita. Per i sindaci friulani, in testa Bottoni di Osoppo e Honsell di Udine, è dolorosa separazione. Andando pure oltre le congetture, il Sunsplash portava un indotto mostruoso. Chi in questi tempi cupi?».
- Ci scusi, Tommaso. In Abruzzo perché?
«Storia curiosa. Posso accennarla?»
- Con piacere.
«Nel 2009 il Rototom ospita il grandissimo Bunny Wailer. Il musicista decide di dividere il suo cachet fra la comunità etiope e una buona causa musicale. Un gruppo abruzzese aveva da poco perso col terremoto sala prove e strumenti. E i soldini sono finiti a loro. Così ho pensato di incorniciare questa curiosa rinascita».
©RIPRODUZIONE RISERVATA