Giulietta e un balcone a Brazzacco

/I/BIdi PAOLO MEDEOSSIBRBR/I/B/I/BBGiorni fa è arrivata una telefonata in redazione. Scusi, sono una signora di Verona e volevo chiedere informazioni su Giulietta e Romeo friulani... Ma è davvero così? Non ce li porterete mica via? Noi sappiamo bene che la casa di Giulietta in via Cappello è un falso. Adesso cosa succederà?. Più o meno questo il tono, gentile, però un po' preoccupato, della telefonata. Insomma, sta cominciando a circolare l'affascinante racconto sull'origine friulana del mito. Pure a Verona è arrivata l'eco. Solo a Udine stenta a decollare. E ci riferiamo al fatto che il Comune resta titubante di fronte alla decisione di concedere o meno il patrocinio alle iniziative programmate dal Comitato che vuole celebrare i 500 anni della vicenda.BRCome sa chi non si è perso le puntate precedenti, questo febbraio 2011 segna un ingorgo di anniversari, perché mezzo millennio fa Udine fu percorsa da eventi rimasti incisi nella storia. Il più famoso riguarda la rivolta, nota come la Zobia grossa, che nel giorno del giovedì grasso, il 27 febbraio, sconvolse la città e il Friuli. Quella mattina Antonio Savorgnan fece correre la voce che i tedeschi, giunti alle porte di Udine, saccheggiavano Pradamano. Allora si suonò la campana del castello e il popolo inferocito diede l'assalto ai palazzi dei Torriani e delle altre famiglie, vicine agli imperiali e non a Venezia, che comandava dalle nostre parti. Solo il giorno dopo arrivarono da Gradisca cento cavalieri che misero fine al terrore, ma il massacro continuò nelle campagne dove tanti castelli vennero incendiati. E subito dopo si scatenarono le cosiddette 'punizioni divine", ovvero una pestilenza e in marzo il terremoto più devastante mai registrato dalle nostre parti.BRIn un quadretto così apocalittico, fiorì come un giglio l'amore fra Lucina Savorgnan e il cugino Luigi da Porto, incontratisi durante la festa di carnevale la vigilia del giovedì grasso nel palazzo che si trovava nella attuale piazza Venerio. Ma la love story ebbe subito un esito infelice in quanto Lucina dovette sposare un altro giovane della famiglia (matrimonio attraverso il quale ricucire, dopo tanto sangue, i rapporti sfilacciati fra i rami della tribolata dinastia) mentre Luigi, rimasto sciancato in un combattimento, scrisse una novella, intitolata Giulietta/I/B, in cui narrò l'inguaribile ferita d'amore. Da quella novella, attraverso vari passaggi, la trama giunse a William Shakespeare che una settantina d'anni dopo produsse il suo capolavoro, appunto /I/BRomeo e Giulietta/I/B/I/BB.BRTutto chiaro? Bene, arriviamo allora ai nostri giorni, cioè al 1985 quando il professore inglese Cecil Clough, esperto di Rinascimento italiano, tiene a Vicenza una conferenza dal contenuto clamoroso, almeno per chi ha orecchie buone per intendere e animo sensibile per capire. E i giornali dell'epoca danno subito molta enfasi alla cosa. Per esempio, a piena pagina, il Gazzettino/I/B titola: Di Udine, non di Verona i veri Giulietta e Romeo. E ancora: Secondo uno studioso inglese la leggenda si ispira a una storia realmente accaduta, ma in Friuli. E poi: Giulietta si sarebbe chiamata Lucina Savorgnan e non Capuleti, mentre la storia sarebbe stata ambientata nel Veronese perché lì soggiornò l'autore quando decise di trascrivere, romanzandola, la propria vicenda, poi ripresa da Shakespeare. E un altro titoletto aggiunge: La rivelazione del professor Clough a una conferenza al teatro Olimpico: non si tratta di finzione letteraria, ma della trasposizione di una vicenda sentimentale dell'autore del racconto, Luigi da Porto, realmente accaduta. Siamo dunque nel 1985 e la notizia è già delineata. Nel giugno di quell'anno anche il settimanale La Vita cattolica/I/B dedica spazio alla storia e titola: Il balcone di Giulietta e Romeo è a Brazzacco non a Verona. Giulietta si chiamava Lucina Savorgnan. Pure il Messaggero Veneto/I/B entra in azione e, in una pagina a cura di Violetta Feletig, riferisce così la notizia: Nuovi documenti per riscrivere 500 anni dopo la storia di Giulietta (friulana) e di Romeo. Il testo narra in modo dettagliato le ricerche svolte dal dottor Detalmo Pirzio Biroli che in Friuli è stato il primo ad appassionarsi e a occuparsi di questa storia, essendo tra l'altro un discendente di Lucina, in quanto la madre Idanna Savorgnan di Brazzà (che aveva sposato il generale Giuseppe Pirzio Biroli), apparteneva al ramo di Antonio Savorgnan, che aveva sempre abitato nel castello di Brazzacco dove nacque la nostra 'Giulietta". Detalmo Pirzio Biroli raccolse documenti inediti e si mise in contatto con lo stesso Clough. E il professore gli inviò una lettera nell'agosto del 1985 in cui diceva fra l'altro: Grazie infinite per la sua gradita lettera del 14 giugno, con l'invito squisitissimo a venire in Friuli. Grazie dal cuore anche per la diffusione data alla mia relazione intorno a Giulietta e Romeo... Credo - aggiungeva ironico - che però sarebbe prudente per me non visitare Verona per un bel pezzo.BREcco, più o meno, l'antefatto. E adesso siamo qui, anno di grazia 2011, ad aspettare il parere del Comune sul patrocinio, che - come si sa - è un riconoscimento di tipo simbolico. La festa del Comitato si svolgerà in piazza Venerio, luogo che al momento non pare uno dei più ameni in città. Intanto, fra passaparola e Internet, la vicenda prende piede dopo il lungo letargo, cominciato ancora nel '85, mentre qualche signora veronese si agita un po'.BR©RIPRODUZIONE RISERVATA