Tondo: «Visto? La spallata non c'è stata»

UDINE. Un pronostico azzeccato. Renzo Tondo, il governatore Fvg, ha vaticinato il 26 novembre e ha centrato il risultato del B-day. «Evviva – ha scritto ieri Tondo sul suo blog –, come avevo previsto la spallata non c'è stata». Il suo era stato più di un presentimento, fiutando l'atmosfera durante un incontro a Roma con il premier e con alcuni parlamentari. «Se la spallata del 14 dicembre non va in porto – aveva vergato Tondo – Silvio Berlusconi si rafforza. E in Parlamento scatta il controesodo. E ho la sensazione che la fiducia arriverà in entrambi i rami del Parlamento». Ieri, quindi, Tondo ha esultato.
«È stato compiuto un passo nell'interesse del Paese. Con la fiducia di entrambi i rami del Parlamento – ha affermato il presidente Fvg –, il governo può adesso continuare nella sua azione riformatrice. È stato sconfitto un gioco di palazzo che la gente non capiva e lo posso confermare perché in queste ultime settimane ho avuto molti contatti con comuni cittadini e mi sono sentito rivolgere sempre la stessa domanda: 'Ma Fini in definitiva cosa vuole?" Siamo, insomma, di fronte a un fatto personale e non politico, come del resto ho ritenuto sin dall'inizio». Ora Tondo ha nuovi auspici: che il governo realizzi i cinque punti del programma su cui c'è già stato un voto di fiducia in settembre e un allargamento della maggioranza nazionale all'Udc, come accade in Friuli Vg. «Un'unione responsabile di tutti i moderati che qui in regione sta funzionando e sta dando buoni frutti», ha concluso Tondo.
Anche Pietro Fontanini, segretario Fvg della Lega, percorre la strada della trattativa nazionale con l'Udc. «Bisogna almeno tentare di trovare un accordo con i centristi, così che la maggioranza sia più ampia e porti avanti le riforme e il federalismo. Se questa ipotesi non si dovesse concretizzare – ha affermato Fontanini –, allora si dovrà andare al voto». Ma l'Udc, con il coordinatore Fvg Angelo Compagnon, frena. «In Friuli Vg l'alleanza con Pdl e Lega non è in discussione, perché rispettiamo gli accordi e gli impegni assunti con i cittadini. Per il Paese, invece – ha spiegato Compagnon –, la nostra condizione per entrare in maggioranza erano le dimissioni di Berlusconi. Lui ritiene di non dover compiere quel passo e quindi governi. Certo è che se non dovesse farcela costringendo l'Italia a elezioni anticipate – ha concluso Compagnon –, noi proporremo un'alternativa».
Per Debora Serracchiani, segretaria Fvg del Pd, invece, «Berlusconi è alle corde. I suoi più accesi supporter farebbero bene a smorzare i toni e i più saggi potrebbero essere indotti a qualche riflessione ulteriore. Perché ogni giorno può essere quello buono per andare definitivamente in minoranza». E mentre il coordinatore Fvg del Pdl, Isidoro Gottardo, esclama «è Gianfranco Fini il vero sconfitto», Enrico Bertossi, coordinatore Fvg dell'Api, plaude alla compattezza del nuovo polo che nascerà dall'alleanza tra Udc, Fli e Api. «Berlusconi ha una maggioranza numerica e provvisoria. Il suo sforzo di auto-sopravvivenza durerà ancora poche settimane e penso che sarà la Lega – ha detto Bertossi – a staccare la spina quando si accorgerà di non riuscire a governare con i pochi voti di maggioranza comperati al 'mercatino di Natale". Il nuovo polo, invece, ha dimostrato d'essere compatto e di avere le carte in regola per far superare all'Italia questo scontro continuo e cruento tra due poli inconcludenti».
Giovanni De Lorenzi, segretario Fvg di Idv, sottolinea infine la vergognosa giornata di ieri e afferma: «Idv esce rafforzata perché è stata acclarata l'emergenza democratica del Paese che più volte abbiamo denunciato».
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