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I dubbi sulle scelte del Corridoio V

Dibattito di LODOVICO SONEGO * Gentile presidente Calligaris, mi rivolgo a lei per interloquire con Confindustria del Friuli Venezia Giulia che è una delle grandi organizzazioni che guardano con responsabilità al futuro della regione, l’argomento è il Corridoio V. Nel Veneto c’è ritardo e confusione: per la tratta Venezia-Tagliamento è proposto il tracciato lagunare, l’amministratore delegato del Gruppo Ferrovie dello Stato è scettico, l’ipotesi non è condivisa nemmeno dalle comunità locali che propongono di tornare in affiancamento alla A4. In queste condizioni sarà arduo rispettare la scadenza del 31 dicembre 2010 per presentare all’Europa il progetto di fattibilità e quella del 31 dicembre 2011 per il progetto preliminare con tutte le autorizzazioni. I progetti per la tratta veneta sono una finzione che mette a rischio i finanziamenti comunitari. Il quadro veneto fa risaltare l’inestimabile valore del lavoro di condivisione con le comunità locali che nel 2007 ha consentito alla giunta Illy di concordare il tracciato Tagliamento-Ronchi Sud con i sindaci, due anni di tempo e molta passione investiti per costruire il futuro; la nostra è l’unica Regione italiana del Corridoio V che abbia firmato accordi con il territorio per condividere il tracciato della ferrovia. Vale la pena di soffermarsi anche sulla tratta che da Ronchi Sud attraversa il confine di Stato arrivando al nodo sloveno di Divaca. Il 12 ottobre scorso a Trieste il viceministro Roberto Castelli ha firmato con il suo omologo sloveno Igor Jakomin un’intesa che cambia l’accordo sottoscritto a Roma il 17 luglio 2007 dal ministro Antonio Di Pietro, dall’assessore Lodovico Sonego e dal ministro sloveno Janez Božic. L’accordo di Roma prevedeva che a Trieste il Corridoio V corresse lungo il ciglione carsico e si raccordasse alla costruenda ferrovia slovena Capodistria-Divaca appena qualche centinaio di metri dopo il confine di Stato e, proprio usando la nuova ferrovia slovena, raggiungesse il nodo di Divaca. Lavorammo per quella scelta consapevoli che la vicina Repubblica non ha mai amato il Corridoio V, che invece la ferrovia che congiunge il porto sloveno a Divaca è il principale obiettivo della politica trasportistica di Lubiana e che – dato il brevissimo percorso del Corridoio dal confine statale alla congiunzione con la tratta domestica slovena – quel segmento sarebbe potuto essere considerato dall’Ue come “tratta comune” eleggibile a un’alta finanziabilità comuniatria. La brevità della tratta avrebbe significato costi molto bassi e pertanto implementazione realistica. Da un punto di vista politico vigeva un’implicita clausola “simul stabunt simul cadent”, detto in altri termini la tratta transfrontaliera del Corridoio non si sarebbe realizzata solo nell’eventualità che la Slovenia avesse deciso di non costruire la Capodistria-Divaca. Ma su quel versante eravamo garantiti dalla forte volontà del governo di Lubiana. L’accordo di Castelli e Jacumin abbandona quelle scelte spostando la ferrovia in piena zona calcarea (molte grotte) mentre la Commissione Via italiana ha sempre chiesto di stare lungo il ciglione per correre nel flysch (niente grotte). L’accordo di Trieste prevede inoltre che dal confine a Divaca la linea corra in trincea e galleria per circa otto chilometri. Troppi per essere “tratta comune” finanziata dall’Europa, sarà invece tratta domestica a spese della Slovenia e soggetta pertanto alle decisioni di quel governo. La vicina Repubblica è un piccolo Stato che farà fatica a pagare la Capodistria-Divaca, infatti per reperire i circa 900 milioni dell’opera ferroviaria più importante ricorrerà persino a un aumento del pedaggio sulle autostrade; è pensabile che faccia altrettanto per un’opera con non considera di interesse nazionale e che anzi toglierebbe al suo porto il vantaggio competitivo di essere l’unico approdo con collegamenti ferroviari efficienti verso Budapest e l’Ucraina? Il governo sloveno si prende cura di Capodistria, non dell’Italia e Trieste. Dal confine a Divaca la linea voluta da Castelli avrà un costo stimabile in almeno un terzo del costo della Capodistria-Divaca e in ogni caso quell’opera, in quanto domestica e a spese di Lubiana, verrà eseguita solo quando, e se, Lubiana lo vorrà. Per la Slovenia è un successo politico, diplomatico, economico, logistico. La programmazione comunitaria prevede che la priorità dei finanziamenti pubblici debba andare alle tratte transfrontaliere per l’evidente significato internazionale: Torino-Lione, Brennero e Trieste-Divaca. Castelli ha rovesciato quella programmazione mettendo al primo posto la tratta domestica Genova-Milano e iniziando a finanziarla con una prima erogazione di risorse statali (500 milioni, riunione Cipe del 18 novembre 2010). Le scelte di Castelli sono importanti opzioni di politica nazionale ed estera, il ministro Franco Frattini ha fatto male a delegarle a chi trascura l’interesse nazionale.
* membro dell’Assemblea nazionale del Pd