«Ha dato il meglio nei bronzetti»

Cosa ci lascia Abbiamo chiesto al professor Enzo Santese un ritratto di Pierino Sam. Di seguito il suo contributo, gentilmente concessoci.
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Pierino Sam, nato a Tiezzo di Azzano Decimo nel 1921, in oltre settant'anni di attività scultorea, ha maturato una ricerca ricca di motivazioni sempre personali anche quando ha guardato a punti di riferimento, esemplari nel panorama italiano e internazionale. Procedendo nel solco di una notevole coerenza stilistica, ha mostrato con chiarezza come l'autenticità del sentire sia talora più evidente nell'esperienza da autodidatta.
Curioso indagatore della storia e della realtà contemporanea, ha ascoltato le 'voci" dei maestri del Novecento che sentiva più vicini a sé per molteplici motivi: Arturo Martini per la saldezza della composizione, Marcello Mascherini per il prelievo dei motivi arcaici, Mirko Basaldella per la forza di alcune soluzioni d'equilibrio all'interno del corpo plastico.
La sua formazione si avvita attorno a una ricerca, lunga, solitaria e tenace, presso alcuni snodi che poi costituiscono la nervatura concettuale della sua arte: l'uomo di ieri e di oggi nel rapporto con l'esistenza quotidiana e con il problema metafisico.
Nell'ambito di intonazione religiosa ha realizzato numerose opere disseminate soprattutto nelle chiese del Friuli e del Veneto; ne sono solo alcuni esempi, la statua di Santa Maria nella parrocchiale di Cordenons; quella di San Giorgio Martire nella chiesa omonima di Pordenone. La tecnica, che dalla vena artigianale assume la spinta migliore, ha saputo esprimere nel complesso della sua attività un segno di grande efficacia nell'espressione plastica e, in alcuni casi, momenti di autentica poesia. La confidenza con la materia (dal legno al vetro, dal rame al bronzo) gli consentiva di raggiungere risultati di sicuro valore plastico, qualificando le sculture vere e proprie 'presenze" del pensiero.
Certamente alcune opere di Pierino Sam risultano marcatamente ripetitive e appesantite talora da una sorta di compiacimento per la bella forma e da una non dissimulata tensione manieristica; ma le sculture migliori sono quelle che, rinunciando alle grandi dimensioni, si risolvono nelle misure ridotte del bronzetto, Qui, completamente libero dalle richieste della committenza o dall'inquietudine per l'eventualità di una bocciatura nelle commissioni d'arte sacra, si sbizzarrisce in una serie di forme che toccano le ragioni informali, anche soltanto marginalmente, restando peraltro sempre vicine a un dettato creativo di aderenza alla realtà o, comunque, di facile leggibilità.
Il San Francesco in piazza della Motta a Pordenone è quasi un 'autoritratto inconsapevole", dove l'autore proietta nell'opera moduli caratteriali che gli sono propri: a partire da quella sobrietà nel tratto e nel gesto che ne facevano a volte un personaggio ritroso e schivo, con la capacità di essere semplice anche in enunciazioni di principio solenni. (e.s.)
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