Maria Sole, farò Distretto 11

di GIAN PAOLO POLESINI UDINE. Il volto rispecchia il nome, e non è frequente. Maria Sole è un'attrice. Occorre specificare: vera. Nel mondo dell'improvvisazione tutti si spacciano per qualcun'altro e si scivola sotto i riflettori senza sapere bene il da farsi. Maria Sole Mansutti è di Faedis. Adesso vive a Roma. «Un distacco inevitabile da casa - dice - se vuoi fortissimamente calarti nel mondo dell'arte». È Loredana nella fiction La fuga di Teresa di Margareth von Trotta (qui a fianco la cronaca della conferenza stampa di ieri a Trieste), girato interamente in Friuli Vg. Prossimamente su Raiuno. Nel Distretto di polizia 10 è Marta Balestra. «Sarò anche nel cast di Distretto 11, confida Maria Sole. «Non lo sa ancora nessuno, ma posso svelarlo. Nel senso del numero undici. D'altronde il successo paga e si continua».
- Faedis-Roma, biglietto di sola andata

«Prima c'è il mitico Palio studentesco da ricordare. È sulle tavole del Palamostre che ho visto la luce. Qualcuno mi ha sollecitato a tentare l'avventura e così ho fatto. Finito il Copernico, con una speranza flebile, sono stata provinata al Piccolo di Milano e all'Accademia di Roma. Doppia possibilità, pensavo. Mi va buca una, magari nell'altra mi pigliano. Avevo la scelta, invece. Arriva il sì da entrambe, scelgo Roma. Non ero mai stata prima. Ti innamori subito di un posto simile».
- Come ai vecchi tempi ti sei fatta la gavetta.
«Per fortuna. Studiando e studiando. Lo sottolineo sempre: se non contempli la fatica come compagna, l'attrice 'vera" non la fai. Oh sì, finisci in tv casualmente, lavori qualche anno poi scompari. Senza basi solide non si resiste a lungo».
- La parte migliore del tuo lavoro?
«L'essere persone diverse. Passare da una pazza nel film su Basaglia a una poliziotta. E trovare in ognuno un buon motivo per farlo vivere».
- Certo, i tempi non sono propizi alla meritocrazia
«Ormai è chiaro il progetto: abbassare i toni di qualità e cultura. Bisogna creare un uditorio con poche capacità conoscitive. E la tv, in questo, è maestra. Un vantaggio, se lo vai a scovare, c'è. Prendiamo il pubblico di Distretto. Ed è quello che, trascinato dai nostri personaggi, viene a teatro».
- Un luogo rimasto nel cuore.

«Non riesco a pensare al contrario. Un luogo che ha sempre delle ottime motivazione di esistere e di espandersi. Un continuo faccia a faccia con il pubblico, dove la parola e il pensiero hanno la loro importanza».
- Parliamo di Margarethe Von Trotta?
«Volentieri. Per ritirare fuori la prosa. Come lei la televisione diventa soltanto un mezzo, il fine è sempre il teatro. Ovvero la recitazione. Ovvero la ricerca dei particolari».
- Un caso isolato, diremmo. Le fiction tivù sono un gradino sotto le produzioni cinematografiche.
«La maggior parte sì. Non tutte, per carità. Vediamo dei film bruttini, fiction bruttine, film belli e fiction girate bene. Ci si riallaccia alla mentalità televisiva, purtroppo strutturata distante dalle eccellenze. Si potrebbe fare molto di più».
- Il friulano te lo sei dimenticato?
«Come potrei. Anzi, da tempo sto pensando a una commedia in friulano. Un buon motivo per tenere i rapporti con la terra».
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