Elezioni

NEW YORK. «Il sogno americano è a portata di mano». Con una frase dai toni positivi, ma che è una implicita ammissione che la macchina non è ripartita come sperava, il presidente degli Stati Uniti Barack Obama affronta non senza preoccupazione l'ultimo rettilineo delle elezioni politiche di metà mandato del 2 novembre, dove probabilmente perderà il Congresso e vedrà pesantemente ridimensionato il partito democratico al Senato.
Obama ha parlato del sogno americano di nuovo raggiungibile in una fabbrica di Beltsville, in Maryland, dove ha commentato gli ultimi indicatori economici, con una timida crescita del 2% registrata nel terzo trimestre di quest'anno.
Non si tratta certamente una cifra negativa, ma è decisamente al di sotto di quanto sperasse la Casa Bianca, come ha riconosciuto il presidente dei consiglieri economici di Obama Austan Goolsbee, indicando che «è necessaria una crescita più sostenuta per far calare il tasso di disoccupazione più rapidamente».
Il lavoro rimane tra le preoccupazioni numero uno degli elettori americani e le parole di Goolsbee non lasciano sperare nulla di buono per martedì e neppure per la rielezione di Obama.
Uno dei timori dello staff di Obama è che nel novembre 2012, quando si voterà di nuovo per la Casa Bianca, il presidente possa fare la fine di George Bush padre, sconfitto nel 1992 da uno sconosciuto ex governatore dell'Arkansas, Bill Clinton, proprio a causa delle difficoltà economiche.
Non a caso il New York Times torna a parlare con insistenza del caso Ohio, convinto che lo Stato industriale del Midwest, nella Rust Belt, la cintura della ruggine della siderurgia in crisi, sarà uno dei nodi principali delle elezioni del 2012.
Non è un caso che Obama dopo una maratona che lo porterà nel fine settimana nella sua Chicago per un comizio all'università, in Pennsylvania e in Connecticut, chiuderà la campagna elettorale domani a Cleveland. E si tratterà della sue dodicesima visita in Ohio, in meno di due anni.
Obama parteciperà a un comizio in favore di Ted Strickland, il Governatore democratico dell'Ohio che rischia di non essere rieletto martedì. Come spiega il Nyt, il problema non è tanto la rielezione di Strickland quanto il fatto che trovarsi con un Governatore repubblicano potrebbe seriamente ostacolare la rielezione dell'inquilino della Casa Bianca nel 2012.
L'Ohio è tradizionalmente uno 'swing State" in grado di passare facilmente da un schieramento all'altro, e gli Stati della 'Rust Belt" erano stati determinanti nell'elezione di Obama. La crisi economica e la timida ripresa non aiutano di certo il presidente in questi Stati tradizionalmente industriali, quelli maggiormente colpiti dall'outsourcing, cioè la delocalizzazione all'estero delle produzioni.
Ne sono consapevoli i repubblicani, che promettono una linea sempre più dura nell'ultimo rettilineo della campagna elettorale. Sempre al New York Times, il governatore, repubblicano, del Mississippi Haley Barbour, che potrebbe candidarsi per la Casa Bianca, spiega: «Questa elezione del 2 novembre rappresenta una pietra miliare per determinare se Barack Obama verrà rieletto presidente degli Stati Uniti».