Udine rende onore allo storico Collotti col Sigillo della Città

Oggi in sala Aiace di FULVIO SALIMBENI

Oggi, alle 18, in sala Aiace, sarà conferimento il Sigillo della Città allo storico Enzo Collotti. Il sindaco di Udine, Furio Honsell, accompagnato dall'assessore alla Cultura, Luigi Reitani, consegnerà l'alto riconoscimento per quegli studi sul confine orientale che hanno reso Collotti uno dei massimi esperti della Resistenza in Europa. Sarà anche presentato l'ultimo libro dello storico: Impegno civile e passione critica .
LTestoLe quasi cinquanta pagine fitte di bibliografia dal 1952 al 2009 riportate nel volume di Enzo Collotti,
Impegno civile e passione critica(Viella, Roma 2010, 280 pagine – 30,00 euro), curato da Mariuccia Salviati, che nella seconda parte intervista l'autore, discutendo gli snodi cruciali della sua biografia intellettuale, sono la testimonianza più eloquente dell'inesausta operosità di quello che è uno dei maestri della storiografia contemporaneistica nazionale e tra i maggiori di quella europea. La presentazione di quest'opera – una sorta di bilancio ragionato di un'attività di ricerca svolta per quasi un sessantennio, concepita in occasione del suo ottantesimo compleanno (è nato nel 1929) –, oggi in sala Aiace a Udine, con gli interventi di Anna Maria Vinci, Marta Verginella, Umberto Sereni, Paolo Ferrari e Alberto Buvoli, inoltre, offrirà al Comune l'opportunità di conferire allo studioso il Sigillo della Città come riconoscimento del suo impegno civile e dell'importanza dei suoi lavori sul confine orientale.
Il Collotti, infatti, siciliano d'origine, per ragioni familiari giunse ragazzino a Trieste, dove espletò il curriculumscolastico e universitario, laureandosi in giurisprudenza. Ma quel che più conta ai fini del definirsi dei suoi interessi, fu l'esperienza negli anni del conflitto e del dopoguerra, caratterizzati dallo scontro etnico tra italiani e sloveni, dall'amministrazione militare anglo-americana sino al 1954, dalle lacerazioni della Guerra Fredda, la cui simbolica cortina di ferro passava proprio a ridosso del capoluogo giuliano (che alle spalle aveva un'illustre tradizione pluriculturale mitteleuropea). Un'esperienza biografica che lo mise a diretto contatto con la complessa, drammatica e contraddittoria realtà di quelle terre, cui in seguito avrebbe dedicato particolare attenzione e non poche importanti pagine. Egli infatti, dopo una giovanile esperienza all'Ispi di Milano e alla Biblioteca Feltrinelli, entrò nei quadri universitari come docente di storia contemporanea, una disciplina allora, dal punto di vista accademico, assai recente, per alcuni anni insegnando proprio a Trieste, dove, oltre a tenere corsi sempre molto stimolanti e documentatissimi, improntati a un estremo rigore metodologico, fu tra coloro che maggiormente s'impegnarono per il consolidamento del giovane Istituto per la Storia del Movimento di Liberazione del Friuli Venezia Giulia, oggi insieme con quello udinese uno dei più qualificati centri di ricerca in materia. Tale apprendistato rende ragione del suo costante interesse per le questioni del confine orientale e per le politiche snazionalizzatici del regime fascista, avviando, in tempi ancora difficili, forme di collaborazione con la storiografia jugoslava per un'indagine comune sul ventennio tra le due guerre mondiali e sugli anni bellici, ponendo le premesse per filoni di ricerche e per iniziative scientifiche che sarebbero state portate avanti dai suoi collaboratori e allievi.
Ma i meriti di questo studioso, che, rifuggendo sempre dall'iperspecialismo e denotando una costante, profonda passione per la letteratura e per la musica classica, è poi è stato uno dei più significativi docenti dell'ateneo fiorentino e uno degli esponenti di maggior rilievo dell'Istituto nazionale per la Storia del Movimento di Liberazione, fondato da Ferruccio Parri per valorizzare la memoria della Resistenza, non si limitano alla dimensione adriatica. Egli sin da giovane, infatti, s'era interessato della cultura tedesca, divenendone un eccellente conoscitore e indagatore, posto che uno dei suoi problemi fondamentali era capire come una nazione che aveva saputo esprimere una così fervida vita intellettuale avesse poi visto il trionfo del nazionalsocialismo.
Da qui, pertanto, le pagine dedicate alla Repubblica di Weimar e alla tradizione socialdemocratica tedesca, il volume einaudiano del 1969 sulla Storia delle due Germanie 1945-1968, seguito poi da innumerevoli altri contributi sul periodo hitleriano, sulla persecuzione razziale, sulla Resistenza nella stessa Germania, in Italia e in Europa, di ciò occupandosi non solo in specifiche monografie, ma anche – e questo è uno dei suoi caratteri distintivi – con una sterminata serie di recensioni e segnalazioni tanto sulle più prestigiose riviste storiche specialistiche quanto su quotidiani e in periodici di cultura civile come Il Ponte, Rinascita, Società, discutendo puntualmente i più interessanti contributi italiani e stranieri e svolgendo una meritoria opera di divulgazione non solo tra i suoi studenti ma anche verso il vasto pubblico dei non specialisti.
Se oggi la contemporaneistica italiana e le sue istituzioni godono d'ampio credito nazionale e internazionale in larga misura lo si deve proprio all'impegno civile e alla passione critica di Enzo Collotti.
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