Un tributo agli eroi del rock e della canzone

Più che un omaggio all'epopea di Woodstock e Wight, il prezioso e applauditissimo concerto del trio guidato dal drummer bellunese trapiantato in Francia Aldo Romano è stato, l'altra sera al teatro comunale per Jazz and wine of peace, organizzato alla grande da Controtempo e dall'amministrazione comunale, un raffinatissimo tributo a grandi eroi del rock, jazz e canzone d'autore, personaggi che hanno fortemente inciso sulla cultura planetaria come Dylan, i Led Zeppelin, i Doors, i Pink Floyd, Serge Gainsbourg, Miles Davis e altri jazzisti.
Il progetto
Flower power, comprendente il magnifico e anche canticchiante contrabbassista Rosario Bonaccorso e l'ottimo pianista Baptiste Tretignon, è ad ampio respiro e non vuole essere, infatti, una mera trasposizione in jazz di alcuni successi dell'era hippie, ma un approfondimento delicato e ricco di rispetto sulla cultura non soltanto musicale che ha avuto come espressione letteraria non tanto il Flower power, ma, diremmo, piuttosto, i grandi poeti e letterati del Beat e Blues come Kerouac, Ginsberg, Amiri Baraka (Leroy Jones) e altri. Non sono mancati, in un'ora e mezzo di eccellente performance suonata senza mai stravolgere gli originali ma, anzi, cercando di carpirne in chiave jazz lo spirito primigenio, anche degli originali griffati dallo stesso Romano, veramente chicchi di melodia, quali Il cammino e Dreams and waters. I pezzi che più ci hanno entusiasmato sono stati, in apertura, una melodica e incisiva Mr Tambourine man di Bob Dylan che con il Flower power poco o nulla c'entra e, ancora di più, la mitica Black dog da L ed Zeppelin IVdel 1971, nella quale Tretignon ha saputo unire nel suo pianismo non privo di riferimenti a Peterson la voce di Plant e la chitarra di Page, mentre Bonaccorso e Romano hanno saputo con vigore rammentare John Paul Jones e, soprattutto, John Bonham, l'indimenticabile batterista del dirigibile.
Da incorniciare anche
The end dei Doors, nella quale lo spirito di Jim Morrison è venuto alla luce pur senza esposizione delle liriche. Da manuale anche due canzoni di Gainsbourg, il più noir e anomalo dei grandi chansonnier francesi, cioè La valse de Melody e l'arcinota Je t'aime... moi non plus, singolo del '69 che fu censurato nelle charts italiane e di molti altri paesi per la sua trasgressività erotica.
Perfetto l'interplay, geniale il pianismo di Tretignon, esuberante ma mai eccessivo nei virtuosismi. Belli anche alcuni classici jazz come
You don't know what love is e All of me: bis dedicato a Davis con Airegin (cioé Nigeriascritto al contrario).
Giuliano Almerigogna
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