Tiroiditi e Chernobyl, più prevenzione

di ANNA ROSSO

Una sorta di convenzione con le aziende friulane di ristorazione collettiva per promuovere il consumo di iodio nelle mense e per prevenire così le malattie della tiroide. È quanto hanno auspicato ieri endocrinologi di fama nazionale e internazionale a margine del seminario 'Carenza iodica e autoimmunità" che si è svolto a palazzo Kechler. L'evento è stato organizzato dal reparto di Endocrinologia dell'ospedale di Udine, diretto da Franco Grimaldi e dall'Endocrinologia dell'università di Pisa. E ha visto la partecipazione di Aldo Pinchera, un luminare in questo settore.
Tra l'altro durante il convegno si è anche parlato del possibile nesso causale tra l'incidente nucleare avvenuto a Chernobyl il 26 aprile del 1986 e l'insorgere di patologie della tiroide. «C'è stato – ha sottolineato Rossella Elisei dell'ateneo di Pisa – un aumento transitorio dei tumori della tiroide nei bambini soprattutto in Bielorussia e in Ucraina. In Italia e in Friuli – ha aggiunto – questo incidente non ha avuto conseguenze dal punto di vista sanitario».
«In questa provincia – ha spiega il professor Pinchera – le patologie tiroidee sono in forte aumento, molto probabilmente anche perchè negli ultimi anni sono migliorati gli strumenti diagnostici». «All'inizio degli anni 90 – aggiunge il dottor Grimaldi – è stato effettuato uno studio sul gozzo che ha coinvolto 3.120 bambini residenti in diverse aree del Friuli. È emersa una prevalenza di gozzo (l'ingrossamento della ghiandola tiroidea come conseguenza di disfunzioni) nella zona collinare, a Paluzza e nelle Valli del Natisone. Sarebbe ora interessante ripetere l'indagine epidemiologica nelle medesime località per valutare gli effetti dell'assunzione di iodio attraverso l'alimentazione».
Tra i cibi più ricchi di questo micronutriente – particolarmente importante anche in gravidanza, per lo sviluppo del feto – c'è il pesce di mare e, in particolare, i crostacei. «Le donne che sono in attesa di un figlio e che soffrono di tiroidite cronica – conclude il dottor Grimaldi – dovrebbero effettuare il prima possibile una valutazione della funzionalità tiroidea in modo da poter effettuare, se necessario, un trattamento ormonale sostitutivo che si rivela importantissimo per il bambino».
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