GIU' LE MANI DALL'ATENEO

Vorrei rapidamente commentare la dichiarazione dell'onorevole Collino fatta l'altro giorno a Grado per una fusione tra l'università friulana e quella triestina, già seccamente esclusa dal rettore Compagno e da altri interlocutori del suo stesso schieramento politico. L'ateneo friulano è stato voluto e deciso dalla nostra gente e dalle nostre istituzioni dopo anni e anni di pressioni precedenti contro le resistenze pervicaci triestine, a seguito del terremoto del 1976. La sua legge istitutiva, la 546 del 1977, è la prima delle tre grandi leggi nazionali per la ricostruzione e la rinascita del Friuli.
All'art. 26 di tale legge sta scritto testualmente: «L'università di Udine si pone l'obiettivo di contribuire al progresso civile, sociale e alla rinascita economica del Friuli e di divenire organico strumento di sviluppo e di rinnovamento dei filoni originali della cultura, della lingua, delle tradizioni e della storia del Friuli». Con una simile chiara e netta missione affidata all'università friulana dovrebbe essere evidentissimo a tutti (e dovrebbe essere chiaro pure all'onorevole Collino) che operando una fusione sarebbero cancellate in un colpo solo autonomia e identità del nostro ateneo. Sono ancora orgoglioso, come politico friulano, di avere blindato in legge, assieme agli altri parlamentari del Friuli, quegli obiettivi. Se ora vogliono sul serio cancellarli devono con altra legge cancellare l'art. 26 della 546 e a tal fine devono trovare i parlamentari friulani disposti a ciò e poter vincere le resistenze popolari e istituzionali che si scatenerebbero in tutto il Friuli! Allora siamo stati proprio facili profeti nel prevedere che avremmo avuto una vita travagliata per la nostra università, sempre sotto attacco. Anche se per i triestini, sempre con la legge 546, abbiamo votato, allora, l'istituzione dell'Area di ricerca per Trieste. Il che prova ancora una volta che noi friulani non siamo antitriestini. Siamo stati e siamo soltanto tenaci e agguerriti difensori dei diritti del popolo, della gioventù friulana, del Friuli intero, dal Pordenonese all'Udinese, alla Carnia, al Goriziano.
Un'ultima considerazione. Da buoni friulani, si perda l'abitudine per decidere sul Friuli di andare a pietire o concordare con Trieste. Ciò che si deve fare in Friuli deve essere deciso in Friuli; questo vale anche per Trieste. A Collino e ad altri che la pensano come lui vorrei ricordare che due anni fa tutte le rappresentanze culturali, economiche e sociali del Friuli (non solo di Udine) hanno firmato solennemente il patto tra esse e l'università della nostra terra per la strenua difesa della sua autonomia e della sua identità. Per tutti,allora, Adriano Luci, presidente di Confindustria friulana, ebbe giustamente a dire che tali valori sono intoccabili!
*Comitât pe autonomie
e il rilanç dal Friûl