I dati-spazzatura nell'era del web: l'attorney goriziana Stefania Lucchetti autrice d'un manuale di sopravvivenza

Il caso di LUANA DE FRANCISCO Da studentessa modello del liceo classico Dante Alighieri di Gorizia ad avvocato di punta dello studio legale Mallesons Stephen Jacquesdi Hong Kong: per raccontare il cammino professionale di Stefania Lucchetti ai tanti che, nei lontani anni Novanta, la conobbero e frequentarono nell'Isontino e dintorni, basterebbe questo. Ma lei, abituata da sempre a dare il meglio di sé e a cercare in ogni nuova sfida la fonte e lo sbocco per la propria esuberanza, non si è accontentata di fare carriera nel proprio ramo. Forte di un curriculumche, a soli 34 anni, annovera già, tra i non pochi trofei, l'assistenza a pionieri del webdel calibro di Altavistae Yahoo!, quando entrambi muovevano ancora i primi passi sul mercato europeo, Stefania ha deciso di partire da qua, dall'esperienza maturata a cominciare dalle prime occupazioni milanesi (neolaureata alla Cattolica, entrò presto nel teamdi avvocati di Vodafone) fino a oggi, per esplorare un campo per lei ancora inedito, o quasi: quello della scrittura.
Ebbene, come volevasi dimostrare, l'ex liceale goriziana ha fatto centro ancora una volta. Il suo volumetto The Principle of Relevance(Rt Publishing, Hong Kong, febbraio 2010) e il suo italianissimo nome sono volati in poche settimane in cima alle classifiche dei libri (quelli di nicchia dedicati alla comunicazione) più venduti, rimbalzando dalle vetrine delle librerie asiatiche a quelle internazionali di Internet e facendo dell'opera – poco meno di 200 pagine – un caso editoriale studiato e recensito in mezzo mondo. Già, perché il tema trattato è di quelli che, oggigiorno, prima o poi investono tutti. Proprio come ci ricorda il sottotitolo, che recita The Essential Strategy to Navigate Through the Information Agee che introduce il lettore, fin dalla copertina, al cuore del problema: la giungla di dati spesso "irrilevanti" che assedia il mondo digitale e, come diretta conseguenza, il rischio (altissimo), per chi ne resta intrappolato, di scivolare nel circolo vizioso dell' information overload. Con evidenti ricadute negative sul piano della produttività.
«L'idea – spiega Stefania Lucchetti, dal suo ufficio, in uno dei centralissimi grattacieli dello skylinecinese – mi è venuta durante una trasferta di lavoro a Pechino, all'inizio del 2009, alla fine di un'estenuante giornata trascorsa in ufficio, tra telefono e pc. Eravamo un teamdi una quarantina di persone e, prima e dopo le riunioni, continuavamo ad alimentare uno scambio a distanza d'informazioni: domande, risposte e annotazioni varie. Tonnellate di chat, e-maile messaggi, per gran parte inutili o comunque evitabili. Insomma, un'autentica perdita di tempo». È in questo momento che la lampadina di Archimede s'illumina. E che Stefania, intravvedendo finalmente una luce in mezzo a quell'autentica babele di exabyte, comincia a interrogarsi: cosa fare, per porre un argine a questo diluvio di dati e allo spreco di energie che ne consegue?
Un anno dopo la risposta è pronta e prossima alla pubblicazione: naturalmente, sia nella versione tradizionale su carta, sia in quella elettronica con Kindle edition(il libro, in lingua inglese, è disponibile nelle librerie di Hong Kong, su Amazon.com, sul sito web www.stefanialucchetti.com). Quello che l'autrice propone è una sorta di manuale finalizzato da una parte a illustrare, dati alla mano, gli effetti del data deluge, e, dall'altra, a fornire al lettore gli strumenti per la "sopravvivenza". Si parte dall'illustrazione del problema (indicazione dei concetti e della filosofia che sottendono al principle of relevance), si continua con i capitoli dedicati all'esercitazione pratica ( trainingdel cervello, per abituarlo a riconoscere la relevance) e si chiude il cerchio con l'esplorazione del modo in cui quello stesso principio può essere applicato in altri contesti (dall'uso degli strumenti tecnologici, alla gestione di situazioni critiche).
Inquadrata la stortura, dunque, l' attorneyitaliana – che, tanto per restare in tema, tiene regolarmente seminari su time management, leadershipe information overloadper clienti come Citibank, Bank of New Yorke Time Warnere che da poco è anche diventata mamma – suggerisce il sistema per bypassarla. «Siamo ancora molto istintivi – dice –, tendiamo a rispondere subito a ogni input. Bisognerebbe imparare, invece, ad assimilare informazioni multilivello, analizzarle e capire, con coscienza critica, cosa è rilevante e cosa no». Secondo uno studio della società di consulenza Basex, tra un "diluvio" e l'altro, l'impiegato medio spreca più di due ore al giorno. Ovvero, tradotto in denaro contante, 700 milioni di euro di redditività annua. E la situazione potrebbe peggiorare ancora, se si considera che il volume dei dati-spazzatura aumenta ogni anno del 60 per cento. «Molto spesso – osserva la Lucchetti – si comunica soltanto per attirare l'attenzione degli interlocutori e non per produrre vera conoscenza». Questione di scelte. Ma chi punta al massimo rendimento – e, quindi, anche a finire prima il proprio lavoro e ritagliarsi così uno spazio per la vita privata – non potrà non tenere presente il seguente rapporto: «In dieci ore di multitasking– ha calcolato l'autrice – si produce quanto in tre di lavoro ben organizzato».
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